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Un lungo silenzio

L’intervento, o mancanza di intervento secondo quanto dicono alcuni, della Santa Sede riguardo a Garabandal potrebbe sembrare ad alcuni come una dimostrazione della non-veridicità dei fatti. Tuttavia, se guardiamo più in profondità, vediamo che la posizione della Santa Sede riguardo gli avvenimenti successi a Garabandal concorda perfettamente con le norme stabilite nel 1978 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sul modo di procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni mariane.

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Un lungo silenzio

L’intervento, o mancanza di intervento secondo quanto dicono alcuni, della Santa Sede riguardo a Garabandal potrebbe sembrare ad alcuni come una dimostrazione della non-veridicità dei fatti. Tuttavia, se guardiamo più in profondità, vediamo che la posizione della Santa Sede riguardo gli avvenimenti successi a Garabandal concorda perfettamente con le norme stabilite nel 1978 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sul modo di procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni mariane.

Anche se è vero che alla Congregazione spetta “giudicare e approvare il modo di procedere dell’Ordinario o, se lo ritiene possibile e conveniente, procedere ad un nuovo esame del fatto, distinto da quello realizzato dall’Ordinario”, “spetta innanzitutto all’Ordinario del luogo il compito di vigilare e intervenire”. Di fronte alla richiesta di successivi vescovi di Santander di una dichiarazione pontificia, la Congregazione, sotto tre Prefetti diversi, ha risposto sempre mostrando che non desidera chiudere la questione, ma che compete all’Ordinario l’investigazione e la dichiarazione.

Il Card. Joseph Ratzinger stesso, come risposta alla documentazione della seconda Commissione che gli mandò Mons. Vilaplana, affermò quanto segue: “La Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver esaminato attentamente la citata documentazione, non ritiene opportuno intervenire direttamente, sottraendo alla giurisdizione ordinaria di Vostra Eccellenza una questione che Le compete per diritto. Perciò codesto Dicastero Le suggerisce che, se lo ritiene necessario, pubblichi Lei una dichiarazione nella quale riafferma che non consta la soprannaturalità di dette apparizioni” (Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede, 28-11-1992). Di nuovo usa il termine “non constat”, che non dice di “no” ma dice “non sappiamo”, non è chiaro.

Roma sembra conservare silenzio, ma con il suo silenzio dice molto, visto che, non pronunciando un rifiuto, lascia il caso aperto. È un silenzio che dice allo stesso tempo “attesa”. L’insistenza da parte dell’Ordinario di Santander mostra che neppure per la diocesi è un caso chiuso. E quindi? Non ci resta che aspettare... e pregare.

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