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Rapporti


turnerP. François Turner, O.P.

Dopo esser venuto a conoscenza per la prima volta degli avvenimenti di Garabandal nel 1966, Padre François Turner, O.P. di Bois (Francia) è stato uno studioso di queste apparizioni. Lavorando assieme al professor Jacques Serre, professore dell’Università della Sorbona di Parigi, ha fatto lo studio più completo sugli eventi più di ogni altra persona al di fuori dalla Spagna. Ha scritto numerosi articoli, e con lo pseudonimo letterario di Robert François, ha dato la paternità al libro “O figli ascoltatemi”, che è stato stampato in francese, inglese e tedesco. Ha concluso, assieme al professore Jacque Serre, che Garabandal è un’Opera portentosa di Dio, un’innegabile manifestazione della Sua Onnipotenza. Inoltre ha elaborato un’opera educativa di 24 criteri in difesa dell’autenticità di Garabandal.

P. Turner nacque a Parigi da genitori americani residenti in Francia. Fu battezzato e crebbe nella Chiesa Episcopaliana. Ai quattordici anni perse la fede, fino a quando, quattro anni dopo, un amico cattolico lo invitò, insieme a tutta la sua famiglia, ad un sermone in cui un sacerdote cattolico spiegava i fondamenti della dottrina cattolica in tutta la loro estensione. Un sermone molto sentito, che portò Robert Turner ad affermare: “Se c'è una religione vera, è la religione cattolica". Tutte le sue false impressioni e i suoi dubbi, che aveva avuto nei confronti della Chiesa cattolica, scomparvero.

Nel 1966, mentre trascorreva alcuni giorni nel Seminario di Tarragona, venne a sapere per la prima volta di ciò che era accaduto a Garabandal. P. Turner non credette immediatamente alle apparizioni.
Dopo un incontro con Padre Laffineur Materne, un pioniere nella diffusione delle apparizioni e dei messaggi di Garabandal in Francia, iniziò a leggere il suo libro “La Stella sulla montagna”. Tutto questo non gli bastò. Eventi così portentosi richiedevano uno studio maggiore. Più studiava e più vi credeva. Di fronte ai dubbi che venivano sollevati da alcuni, pensò di intraprendere uno studio rigorosissimo che iniziò con pochi criteri e si estese fino a ventiquattro criteri inequivocabili per appurare la verità delle apparizioni di Garabandal. Durante questo periodo trascorse diverse settimane nella Biblioteca di Poitiers studiando i "maestri dello spirito", applicando tutti i criteri ai fatti di Garabandal. La conclusione fu che gli eventi di Garabandal erano autentici e di origine divina.

Collaborò inoltre con P. Combe nell'organizzazione del primo Congresso Internazionale sulle apparizioni di Garabandal, che ebbe luogo a Lourdes nel 1978. Vi parteciparono oltre 200 delegati di 26 paesi dei cinque continenti.



Descargar pdfINTERVISTA A P. FRANÇOIS TURNER, O. P.

I suoi genitori sono americani. Com’è venuto a vivere in Francia?
P. Turner: Sono nato in Francia. Mio padre era un medico americano a Parigi, ma solo per i pazienti americani. Era un cittadino degli Stati Uniti e mio nonno venne da Boston. Entrambi i miei genitori appartenevano alla Chiesa Episcopaliana di Via George V a Parigi.

Come divenne prete cattolico?
P.T.: Sono cresciuto nella Chiesa Episcopaliana per un certo tempo e poi in una chiesa protestante a Parigi. Successivamente persi la mia fede. Ciò avvenne all’età di 14 anni.

Ha anche studiato a Harvard, è vero?
P.T.: Questo avvenne dopo il liceo in Francia. Sono andato negli Stati Uniti pensando di restarci. Avevo la doppia cittadinanza. Dopo due anni di studio a Harvard, fui chiamato al servizio militare in Francia e vi andai. In quel momento, senza saperlo, persi la mia cittadinanza statunitense. Ho servito nella milizia per due anni e poi per altri sei mesi. Dopo di ciò la guerra (II guerra mondiale) cessò. Ho fatto il servizio militare durante la guerra.

Quando è entrato in seminario?
P.T.: Dopo aver studiato latino, una lingua che non conoscevo, sono entrato nel seminario diocesano di Parigi e lì sono rimasto per un anno. Successivamente mi sono unito ai Domenicani e ho trascorso un altro anno nel monastero domenicano di Parigi. Sono stato ordinato sacerdote nel 1947.

Com’è venuto a conoscenza dei fatti di Garabandal?
P.T.: Nel 1966, una donna spagnola mi chiese di accompagnare, come direttore spirituale, un gruppo di giovani di Tarragona, Spagna. Accettai e mi recai lì, trascorrendo una notte in seminario. Nella sala da pranzo del seminario vidi un opuscolo in spagnolo sulle presunte apparizioni. Non gli prestai molta attenzione perché era stampato molto male. Tuttavia, pensai che potesse trattarsi di qualcosa di serio, anche se non necessariamente. Di ritorno in Francia, nell’ottobre di quello stesso anno, un sacerdote di Blois mi chiese se avessi sentito parlare di queste apparizioni. Risposi di sì, anche se molto poco. Mi chiese perciò di raccogliere tutta la documentazione possibile, perché lui era interessato. E così mi sono messo in contatto con Padre Laffineur.

((Padre Materne Laffineur, un sacerdote belga che viveva in Francia, è stato il pioniere nella diffusione dei Messaggi di Garabandal in questo paese).

P. Laffineur le fornì qualche documentazione?
P.T.: Oh, sì. Il suo libro, “La Stella sulla montagna”, che era già stato pubblicato. Lo presi, lo lessi e mi interessai a riguardo. Però in quel momento ero solo interessato. Non avevo risolto nulla, perché avvertivo che dovevo prima di tutto studiare. Non pensavo che il suo libro fosse materia di studio, ma che si trattava di un testo che riportava una serie di fatti, però senza nessuna ricerca approfondita. Ritenevo che fosse una cosa abbastanza buona restare in contatto con P. Laffineur, in parte perché, dopotutto, sembrava qualcosa di serio, anche se naturalmente non ne ero sicuro. In realtà, ho cominciato a considerare Garabandal come autentico intorno al 1978.
In questo frangente, avevo iniziato ad elaborare i miei criteri [Ventiquattro criteri in difesa dell'autenticità di Garabandal]. Mi ci sono voluti otto anni. Prima di scrivere i 24 criteri, ho iniziato con sette e poi quindici. Questi criteri sono stati presi, da una parte, dai fatti accaduti a Garabandal, e dall’altra, dagli studi che ho fatto in una biblioteca a Poitiers, dove ho trascorso varie settimane. Ho studiato i migliori autori, autori antichi, in questioni come apparizioni, rivelazioni ed esperienze mistiche in generale, e poi ho applicato questi principi al caso di Garabandal. Sono giunto alla convinzione le apparizioni fossero autentiche.

Gli aspetti negativi di Garabandal, come ad esempio il verdetto della prima commissione e i dubbi e le smentite delle veggenti, rappresentano una battuta d'arresto o un ostacolo nel suo studio degli eventi?
P.T.: No, per niente. In effetti, una cosa che mi ha colpito è stata la debolezza delle obiezioni sollevate circa l'autenticità di Garabandal, indipendentemente dal fatto che provenissero dalla prima commissione o da altre persone... perché come sapete, qualunque tipo di persona ha presentato obiezioni. E ricordo che un giorno Jacques Serre mi raccontò: "Non ci sono aspetti negativi su Garabandal." E pensai che, dopo tutto, avesse ragione, perché gli aspetti negativi che furono sollevati erano inconsistenti, specialmente quelli presentati dalla prima commissione.

Coloro che sollevano i dubbi delle veggenti come aspetti negativi, semplicemente non sembra che conoscano i casi di Santa Teresa d’Avila, di Bernadette di Lourdes o dei veggenti di Pontmain; dubbi dello stesso genere sono molto frequenti e quasi sempre rappresentano una regola. Ciò che sicuramente mi sorprese fu che il lavoro della prima commissione semplicemente non era concluso. Don Valentín (che fu parroco di Garabandal) mi ha detto che qualcuno gli aveva chiesto se il lavoro della Commissione era concluso. Ed egli aveva risposto: "Non è terminato, non è cominciato”.

Intorno al 1970, l'allora Vescovo di Santander, Monsignor José Cirarda, tramite il Segretario di Stato del Vaticano, è riuscito a far circolare una lettera rivolta a tutti i Vescovi della Chiesa in cui, senza condannare Garabandal, si parlava tuttavia in termini categorici che il movimento non dovrebbe essere diffuso. Almeno in alcuni luoghi, questo atteggiamento persiste ancora oggi? Qual è adesso la posizione ufficiale della Chiesa su Garabandal?
P.T.: Intanto, il Vescovo Cirarda non è l'autorità competente sulle apparizioni di Garabandal o sui messaggi. Un tempo lo era, ma ora non più. Attualmente c’è un Vescovo che si chiama Vilaplana, succeduto al Vescovo del Val, che è l'autorità. E il Vescovo Vilaplana non agisce in un modo o nell'altro. Egli considera il caso di Garabandal come materia aperta.
Recentemente ha ricevuto il mio amico, Ramón Pérez (autore di Garabandal – Il Popolo parla) e gli ha detto che si mostrava aperto al tema di Garabandal e che avrebbe attuato in accordo con ciò che la Santa Sede gli avrebbe segnalato, qualunque cosa sia. A Roma c'è un dossier su Garabandal preparato da una commissione a quattro istituita dal vescovo del Val, e il cui lavoro è durato dal 1985 al 1991. Tutta questa documentazione è in fase di studio. Di questo ho praticamente certezza. Non posso dirle esattamente come ne sono così sicuro perché devo essere discreto.

Non è piuttosto un po’ insolito che la Santa Sede studi le apparizioni, come se non volesse che esse fossero analizzate a livello diocesano?
P.T.: Sì, non mi sembra molto comune. Però la Santa Sede sta solo verificando ciò che si fece a Santander. Vogliono procedere ad un livello più alto, come una corte d'appello, capisce? Perché? Beh, apparentemente perché la diffusione di questi messaggi ha raggiunto il mondo intero. Non è più un problema locale come Pontmain. Pontmain è sempre rimasto un affare locale, e potrei citare altri esempi di apparizioni che hanno avuto luogo in Francia. E furono tutte a carattere locale, tranne nel caso di Lourdes.
Lourdes realmente arrivò ad essere internazionale. E in quest’anno, 1992, lo è ancora di più di quanto non lo sia mai stato. Pertanto, in tali circostanze, quando i fatti assumono un interesse internazionale, la Santa Sede avverte la necessità di intervenire come una corte d'appello. Tutto questo viene fatto con la massima discrezione.

Lei sa qualcosa su questa indagine più recente? Conosce chi sono gli investigatori?
P.T.: Tutto quello che so è che era composta inizialmente da un gruppo di quattro giovani sociologi, due donne e due uomini e un quinto che si è aggiunto in seguito. I primi quattro erano laici, il quinto era, credo, un sociologo domenicano. La seconda parte dell’indagine ha riguardato l'aspetto psicologico. Non so chi ne ha fatto parte in questa fase, né quanti. E poi restava il lato teologico e spirituale, neppure so chi né quanti ne hanno fatto parte. Egli (il vescovo del Val) lo ha tenuto segreto.

È da qualche anno che conosce il Vescovo del Val. Quando lo ha incontrato per la prima volta?
P.T.: È stato nel 1976 e da allora l’ho incontrato quasi ogni anno, nel suo ufficio, a Lourdes, o in entrambi i luoghi.

Che cosa ha percepito a proposito del suo atteggiamento verso Garabandal durante i primi incontri?
P.T.: Beh, intanto, era molto gentile, estremamente discreto ed estremamente consapevole di quanto fosse importante tutto quello che è accaduto. Il modo con cui agiva era molto cortese; mi fece sedere su una poltrona, e cose del genere. Era contento che avremmo potuto parlare in spagnolo, anche se lui parlava il francese fluidamente. Poco a poco notai che sembrava essere molto interessato. È stato un buon pastore. Molto intelligente. Ciò, in realtà, non risponde completamente alla sua domanda, ma è difficile rispondere a una cosa del genere.

Ma nel corso degli anni, ha notato qualche cambiamento nel suo atteggiamento nei confronti di Garabandal in merito a qualche aspetto?
P.T.: Beh, sembrava più cordiale. Mi trattava ogni volta con grande amicizia, mi abbracciava davanti alla Grotta di Lourdes, per citarle un caso. Ma se avesse cambiato in qualche modo le sue opinioni nei confronti di Garabandal, avrebbe evitato comunque di mostrarlo. E se avessi qualcosa da dire in proposito, certamente lo farei.

Personalmente, pensa che egli credeva in Garabandal?
P.T.: Quello che penso è che con la sua prudenza, prudenza indubbiamente normale, doveva comportarsi nella maniera appropriata.

Attualmente la Chiesa consente alle persone di promuovere il messaggio di Garabandal?
P.T.: Dal precedente vescovo di Santander, il vescovo del Val (negli ultimi 20 anni) non ha mai agito contro la promozione di Garabandal, e dato che l'attuale vescovo di Santander si mostra così aperto, non credo che i promotori di Garabandal abbiano bisogno di alcun permesso. Se in una diocesi il vescovo proibisse la diffusione dei messaggi, penso che si dovrebbe prendere in considerazione il suo punto di vista particolare, per mantenere la pace nella Chiesa. Però se qualcuno considera che non è in gioco la pace nella Chiesa, e che si può organizzare una conferenza privata o mostrare delle diapositive in una sala privata o in un auditorium, credo che si possa fare, perché no? Se non si sta alterando la pace ecclesiale.
Padre Combe (il principale promotore in Francia), come Lei sa, era piuttosto rigido su questo punto. Finché il vescovo non presenti una prova che gli eventi siano stati "condannati", si può perfettamente andare avanti. Questo è ciò che lui fa, a suo modo. Un’altra persona avrà una maniera diversa di procedere. In un paese, la maggior parte della gente agirà in un certo modo, mentre in un altro agiranno diversamente.

E la lettera del Cardinale Seper del 1970, che sembrava una dichiarazione contraria, molto dettagliata? Per le persone che non sono molto ben informate su Garabandal, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi sviluppi, e giudicano il caso unicamente secondo quanto riportato nei vecchi documenti della Chiesa, la lettera del Cardinale Seper potrebbe sembrare un monito contro Garabandal. Questa lettera è un documento ufficiale?
P.T.: Ne dubito. Dubito che si tratti di un documento importante. Perché? Intanto, il Cardinale Seper è morto anni fa. In secondo luogo, la sua dichiarazione non era basata su una sua ricerca personale, ma semplicemente sul “si dice” di un altro vescovo. E poi, oggi, la situazione è completamente diversa. C’è un altro Cardinale che occupa il suo posto. E tuttavia nella Santa Sede continua l’investigazione. I documenti sono stati inviati alla Santa Sede per quello che io chiamo la fase finale delle investigazioni. Dopo queste indagini, non resterà altro che la decisione della Santa Sede, così come l'atto del Vescovo. Questo sarà tutto.

Il Cardinale Ratzinger ha fatto qualche dichiarazione riguardo a  Garabandal?
P.T.: Non posso rispondere a questa domanda. Ci sono cose a cui posso rispondere, ma a questa no. Credo che non sarebbe opportuno per me. Quello che posso dire è questo: l'evento di Garabandal è importante ai suoi occhi. Il sig. Hivbier ha visto il mio libro [O figli, ascoltatemi] sulla scrivania del Cardinale Ratzinger, per cui sicuramente Ratzinger deve averlo cercato. Gli sarebbero bastati pochi minuti per dare un’occhiata all’indice per farsi un'idea di ciò che trattava.
Persone con il suo tipo di mentalità e la sua limpida intelligenza capiscono molto velocemente, in pochi minuti, se è qualcosa che è degno di essere preso in considerazione oppure no. In alcuni casi, le false apparizioni possono essere riconosciute tali da qualunque teologo in due minuti, in altri casi ciò richiede molto più tempo.
Come ho detto a Columbus, Ohio, ci sono solo tre modi per trovare la verità. In primo luogo, perché è evidente. In secondo luogo, attraverso una dimostrazione; un professore di fisica o matematica farà una dimostrazione. O terzo, perché uno è un'autorità in materia, e l’ha studiata ampiamente e la conosce molto bene. Questo è il mio caso. Non posso evitare di dirlo in questo modo.
E non c'è un quarto modo di conoscere la verità, né attraverso i sentimenti, i pensieri o qualcosa di simile. Ciò che semplicemente aggiungerei è che nel caso delle apparizioni e cose simili, la grazia aiuterà, perché c’è un aspetto spirituale in questo. Se uno si trova in stato di grazia, se uno è spirituale con se stesso, bene, Dio lo aiuterà a chiarire la falsità o l'autenticità di un'apparizione.


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