I testimoni

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In occasione della morte di David Toribio, testimone di Garabandal

Il 15 aprile di quest’anno 2020, all’età di 85 anni, è morto David Toribio, uno dei testimoni più importanti ancora in vita delle apparizioni della Vergine Maria a Garabandal. Con quanta pazienza ripeté i fatti cui aveva assistito ad ognuno delle centinaia o probabilmente migliaia di pellegrini che, nel corso degli anni, gli chiedevano di raccontare. Con che forza dichiarava: «Sono ogni giorno più sicuro che tutto fu vero, ogni giorno sempre di più»! Tuttavia, David non parlò sempre con la stessa certezza riguardo la soprannaturalità delle apparizioni di Garabandal. Per comprendere ciò, dobbiamo tornare indietro all’epoca delle apparizioni.

David aveva 26 anni quando, il 18 giugno 1961, l’Arcangelo San Michele cominciò ad apparire alle quattro bambine, Conchita, Jacinta, Mari Loli y Mari Cruz, preparandole per la visita della Madonna. Il giorno seguente si trovava seduto con alcuni giovani all’ingresso del paese, quando passò Conchita. Uno dei ragazzi domandò alla più grande delle veggenti, con fare beffardo: «Allora? Com’era l’angelo? Aveva un bastone? Una bisaccia? Com’era?». Conchita si allontanò piena di vergogna per le canzonature dei ragazzi che continuarono a farsi beffe delle bambine, ma solo finché videro la prima estasi. In quel momento il loro scetticismo iniziale si troncò sul colpo. David confessava: «Rimanemmo... perché le bambine non erano più loro stesse. Tutto era cambiato in loro: il loro sorriso, il loro modo di parlare... non le si riconosceva. Fu una sensazione “super forte”». David non poteva evitare di commuoversi ricordando il rapporto delle bambine con la Madonna: «Era un rapporto molto intimo, come di un grandissimo amore. Diventavano contentissime. “Ah, vai già via? Se sei stata solo niente più che un minutino”. Loro volevano rimanere con Lei. Era una relazione incredibile».

In quella prima estate del 1961, quasi tutte le estasi avevano luogo nella cosiddetta Calleja (N.d.T.: stradina), un sentiero di pietre, alla periferia del paese, che sale fino ai Pini. Dopo alcuni giorni, essendosi sparsa la voce, un numero sempre più grande di forestieri si riuniva attorno alle bambine in estasi. I giovani dovettero darsi da fare per proteggerle dalla folla. Con dei pali ben conficcati nel terreno e delle assi, i giovani prepararono uno spazio che denominarono “Cuadro”, al cui interno potevano stare solo le bambine e, insieme a loro, i medici e i sacerdoti autorizzati dalle famiglie. Era già sufficiente perché, come ricordava David: «Quando erano in ginocchio, in estasi, le conficcavano delle cose nelle gambe, le bruciacchiavano. Facevano loro qualsiasi atrocità!». Quando le bambine iniziarono a uscire dal Cuadro, percorrendo in “marce estatiche” le strade del paese, i giovani cercavano di seguirle per proteggerle. Anche il giorno dell’annuncio del primo messaggio della Madonna, il 18 ottobre 1961, si trovavano presenti per organizzare una catena umana che le circondasse per impedire che venissero schiacciate.

Da questa posizione privilegiata, David vide cose incredibili che lo segnarono profondamente. Ma «poi - come egli stesso spiegava - venivano i commenti della gente colta, e ti trovavi come tra l’incudine e il martello». Si recava alla Fiera del Bestiame di Torrelavega, dove gli allevatori degli altri paesi si facevano beffe di lui e lo schernivano appena venivano a sapere che era del paese delle apparizioni, ed egli rimaneva confuso. O leggeva sui giornali che «Quello che avviene a Garabandal è solo un gioco da bambine» o un problema di “quattro bambine isteriche”, e si diceva: «Com’è possibile che i giornali dicano queste cose? Com’è possibile che parli così la gente che dice di sapere, che dice di intendersene? Finché un giorno qualcuno disse, non so se fu Ángel, di Victoria: “Che cosa sarà più importante, quello che vediamo con i nostri stessi occhi o quello che dice e scrive la gente?”. Noi rispondemmo: “No, niente affatto! È molto più importante quello che vediamo!”. “Ah, beh, allora essi dicono una cosa e noi ne vediamo un’altra”. Fu un periodo difficile. Un periodo strano».

I poveri abitanti di San Sebastián di Garabandal soffrirono molto in quell’epoca. Poi però tornarono a vedere la sorprendente successione di segni straordinari e inspiegabili per la scienza che si sommavano nelle estasi, e nei loro cuori rinasceva la speranza. Come quella volta che tanto impressionò David: «Un giorno in cui (le bambine) salirono ai Pini, tutto il paese salì insieme a loro. Mentre tutte e quattro guardavano il Pino dove ora è posta una statua della Madonna, ad un certo punto, iniziarono a indietreggiare, indietreggiare, indietreggiare, camminando all’indietro, e scesero di spalle fino al paese. Il fatto è che sul loro cammino si trovava una roccia, alta circa tre metri. Ed esse scesero all’indietro. È totalmente impossibile. (...) Come scesero le bambine? Questo nessuno lo vide. Qualcuno le fece scendere. Altrimenti sarebbe impossibile». David era convinto che questo “qualcuno” che fece scendere le bambine dal ripido pendio, senza che si facessero male, fu la Madonna. Per questo ripeteva l’esclamazione detta dalla scrittrice Mercedes Salisachs: «Se queste bambine non vedono la Madonna, se non è la Madonna a condurle, devono avere degli occhi nei piedi, perché non inciampano e non cadono mai nelle pozzanghere di fango».

Dopo un paio d’anni come testimone di come il Cielo si facesse presente nel suo paese ogni sera, David se ne andò a lavorare all’estero. Quando fece ritorno in Spagna, con il passare degli anni, era tutto finito. Per un po’ di tempo si mantenne lontano dal flusso dei pellegrini, finché una mattina, circa trent’anni fa, «successe che cadde un fulmine ai Pini». Quel giorno, David cambiò radicalmente il suo atteggiamento.

Che cosa accadde? «Una notte ci fu una tempesta molto forte. Mi svegliò un tuono potentissimo. La casa tremava. Io pensai: “È caduto un fulmine in paese”». Fatto sta che, uscendo di casa, verificò che il fulmine non era caduto nel paese. David ebbe una specie di presentimento: «È caduto ai Pini». Effettivamente, il fulmine era caduto su uno dei Pini, precisamente il secondo Pino salendo dalla Calleja: «Andai ai Pini e, prima ancora di arrivare, vidi l’accaduto. Credevo di impazzire. Fu un miracolo impressionante». In quel momento, su quell’albero si trovava una piccola immagine della Madonna del Carmelo, collocata su una placchetta di ferro. Era stata collocata da un gruppo di Valencia nel 1961 e lì era rimasta, nonostante più tardi fosse stata collocata un’altra statua della Madonna in un’urna nel Pino centrale, alla quale la gente si avvicinava per pregare. David spiegava: «Quando (un fulmine) cade su un albero, è come un filo conduttore: deve scendere fino alla base dell’albero, fino ad essere assorbito dalla terra o dall’acqua. (Il fulmine) colpì un ramo di quelli molto lunghi e passò al tronco che era grosso così. Scese giù per il tronco e, una volta arrivato all’immagine, scomparve. Fece un arco e (saltò) al primo pino di lato. Io rimasi scioccato. Se avesse continuato, se non avesse fatto quest’arco, avrebbe distrutto la Madonnina, l’avrebbe distrutta completamente. Ora l’immagine è stata rimossa, ma si possono ancora vedere le placchette di ferro sulle quali appoggiava la piastra d’acciaio. Si può vedere come il fulmine non proseguì».

Per noi che siamo nati e cresciuti in città, è possibile che questo aneddoto non significhi nulla. Tuttavia, un uomo come David Toribio, nato e cresciuto in montagna, che viveva in stretto contatto con le leggi della natura che sapeva bene essere immutabili, comprese di trovarsi di fronte a un miracolo, di fronte ad un altro segno di soprannaturalità. Il fulmine era stato deviato dal suo percorso naturale per evitare che danneggiasse la statua della Madonna: «Quel giorno rimasi... rimasi a piangere lì. Perché noi, che conosciamo le montagne e sappiamo come funzionano queste cose... certo, era qualcosa di incredibile. Quel giorno mi ricordai tante cose (viste nel corso delle apparizioni) e promisi alla Madonna, lì, in ginocchio, che il mio cambiamento sarebbe stato totale, perché così doveva essere. Doveva essere così!».

Negli ultimi anni della sua vita, era facile incontrare David, verso sera, lungo la Calleja, il luogo dove era stato testimone di tanti fatti. Passeggiava in silenzio, rimuginando i suoi ricordi, e il ricordo si trasformava in preghiera, perché per lui ricordare le esperienze vissute in quel luogo era entrare in dialogo con la nostra Madre del Cielo. Se riuscivi a incontrarlo in quei momenti, iniziava a mormorare sottovoce: «Sa? Sa cos’è successo qui un giorno?» e così ti portavi a casa il regalo di un pezzetto in più della preziosa storia vissuta nelle montagne dalla Madonna del Carmelo e dalle quattro ragazzine.

Preghiamo per l’anima di David, desiderando di cuore che quest’uomo buono, che possedeva la sapienza delle anime semplici che si aprono a Dio, si trovi già in Cielo, contemplando il volto della Madonna.
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Serafían González

Dice Serafín: Non ero presente quando iniziarono le Apparizioni, forse erano iniziate già da quindici giorni. Io mi trovavo a León, nella provincia di León, tra Lugo e León. Miguel ed io eravamo sulla montagna.
Lo venni a sapere per la prima volta a Torrelavega. All’arrivo a Torrelavega, mentre scendevamo alla Stazione Nord, incontrai un ragazzo che era stato mio compagno durante il servizio militare, e stava lavorando lì,
- Ehi, Serafín! Che cosa succede là nel tuo paese?
- Ah, non mi dire, non lo so! È già da due mesi che non sono là.
Andiamo a Torrelavega, e a Torrelavega entriamo in un negozio dove avevamo ordinato dei vestiti quando eravamo partiti, per ritirarli poi al ritorno. E, ovviamente, pure al negozio sapevano che eravamo di qui, di Garabandal. E anche loro ci dicono lo stesso. Dico: “Beh, non so!”. Quando venni qui, già da molti giorni erano iniziate le Apparizioni e il primo giorno le vidi lì dove c’era “il quadro”. Quando io arrivai erano già dove c’era “il quadro”. Era verso la fine di giugno o i primi di luglio.

Il “quadro” è un luogo della calleja che sale ai pini, dove avvennero le prime Apparizioni. Deve il suo nome al fatto che misero dei pali a mo’ di quadrato per proteggere le bambine. Le estasi erano uguali, solamente che ci furono estasi in ginocchio, ci furono marce estatiche, ci furono grandi corse e ce n’erano pure che le bambine erano ferme nello stesso luogo.

Per me erano uguali sia all’inizio sia alla fine, solo che ci furono corse estatiche, molto in fretta, altre invece camminando. All’inizio, le prime apparizioni erano solamente in ginocchio in un luogo, ma poi ce ne furono pure che andavano per il paese, c’era la marcia estatica, a volte di spalle all’indietro, c’era come una corsa veloce in cui era quasi impossibile seguirle.
Una volta stavo correndo dietro Conchita, durante una marcia estatica a grande velocità; Conchita andava con le braccia aperte in croce e la testa così indietro e io andavo di corsa con l’aiuto di tutte le membra di una persona normale per le stradine del paese, ci sono viuzze che sono strettine e non c’è luce elettrica, e di notte sono stradine scurissime, allora io lì dovevo rallentare perché avevo paura di inciampare contro un angolo e lì lei se ne andava con le braccia in croce e la testa così verso l’alto, che era una posizione impossibile per camminare.
Per me tutte le apparizioni erano importanti e impressionanti, ma quella che mi impressionò di più, anche se non ha molta importanza, fu una volta in cui salimmo ai pini di notte. Eravamo tre o quattro persone, Conchita era in estasi e fuori dai Pini si inginocchiò e scese in ginocchio fino a dove iniziarono le prime apparizioni. Allora io credevo che le sue ginocchia sarebbero state rovinate. Io scendevo con una pila e vedevo dove metteva le ginocchia e qualche volta il ginocchio colpiva qualche spigolo e doveva tagliarsi, dicevo tra me e me: “La Vergine  ci lasci tranquilli che questo non lo possiamo sopportare, deve rovinare le ginocchia per colpa di queste pietre, per queste spine!”. Si concluse l’estasi, le guardo le ginocchia e le ginocchia erano pulite, senza alcun graffio e allora io pensai tra me: “Beh! Qui bisogna proseguire dove Ella comandi”. La Vergine doveva metterle sotto le mani perché altrimenti non era possibile.
Il giorno del primo Messaggio, il 18 ottobre 1961.
C’era moltissima gente e molta pioggia. Salimmo ai Pini e c’era moltissima gente, dovevamo lottare affinché non le calpestassero visto che le bambine salivano normalmente. Esse lessero il messaggio. Don Valentín, il parroco, portò lì ai Pini il foglio scritto. Era una notte bruttissima e c’era moltissima gente.

Con il terreno sassoso com’era e i sentieri e le strade, io non vidi mai alcuna persona che si fosse fatta male, in quei tempi, con tutta la gente che veniva. Alcuni giorni inoltre furono bruttissimi, come il giorno del primo messaggio che fu un giorno dei peggiori che ci possano essere, un giorno di pioggia, tempesta e grandine. L’acqua cadeva a catinelle e c’era moltissima gente nel paese.
In un’occasione Conchita aveva in un ginocchio un versamento. Non so come le sarà venuto quel versamento e a causa di quel versamento portava una ginocchiera al ginocchio. Cadeva in estasi con dei colpi per terra che dovevano danneggiare maggiormente il ginocchio. Invece nulla, il ginocchio guarì del versamento.
In occasione della notte delle grida (in cui le bambine videro il Castigo) tutti credettero pienamente alle Apparizioni e tutti andarono a confessarsi. La gente scendeva tutte le sere dalle montagne, lasciava i lavori addirittura per pregare il rosario in Chiesa. Oggi è diverso, non si scende più così facilmente.
Conchita annunciò che sarebbe venuto un Avvertimento e un Miracolo. Il castigo pure, ma il castigo viene già annunciato nel primo messaggio. Il mondo vedrà che l’Avvertimento non è prodotto dagli uomini ma che, secondo quanto lei spiegava, sarebbe stata un’opera diretta di Dio, affinché l’umanità pensi che è di Dio, per preparare l’Umanità al Miracolo che viene dopo. L’Avvertimento è per il mondo intero, secondo quanto spiegò lei, tutto il mondo lo sentirà. Il mondo proverà terrore e panico ma non accadrà nulla causato dall’Avvertimento. È un intervento diretto di Dio.
Che intervalli di tempo di sono? Non lo so. Conchita mi disse che il Miracolo sarebbe stato dopo un avvenimento ecclesiastico, mi disse in che cosa consisteva il Miracolo. Addirittura c’è l’ho annotato su un’immaginetta baciata dalla Vergine, è una piccola immaginetta e lì l’ho scritto. Io non so la data. Della data del Miracolo non so nulla. Secondo quanto mi disse lei sarà dopo un avvenimento ecclesiastico. Per quanto riguarda Conchita è diverso, credo che ella sappia la data esatta del Miracolo, ma io non la so, a me non lo disse. Mia madre credo che sappia come me.
Questo avvenimento ecclesiastico che succede un po’ prima del miracolo è diverso dall’avvenimento, importante per la Chiesa, che coinciderà con il giorno del Miracolo.
Io, dipende dagli anni che possa metterci ad arrivare l’avvenimento ecclesiastico, se l’avvenimento avverrà quando io sarò ancora vivo, allora saprò che ormai arriva il Miracolo. Finora si è realizzato tutto ciò che la Vergine disse loro, secondo me alla lettera. Così come Conchita lo annunciò, deve avvenire quando Conchita sarà ancora in vita, visto che disse “Io annuncerò il Miracolo otto giorni prima, ovunque mi trovi”, non disse che sarebbe stata a Garabandal. Annunciò pure che Joey Lomangino, che era cieco, avrebbe recuperato la vista il giorno del Miracolo.
In qualche fotografia sono incollato a lei vedendo come proteggerla, ma io ero chinato, non mi si vede tra tanta gente. Il giorno del secondo messaggio, Conchita diede il Crocifisso da baciare a due o tre persone, credo a un Padre francese, Padre Pell, e diede il Crocifisso da baciare ad altri due signori francesi.
Io credo che all’inizio delle Apparizioni tutti credevano e per abbastanza tempo. Poi iniziò a venire gente che dava opinioni e la gente iniziò a dubitare. Tutto ciò era previsto, visto che, quando erano saldi, credendo in tutto, la Vergine disse loro che sarebbero arrivati tempi in cui loro stesse avrebbero dubitato e si sarebbero contraddette. Giunsero quei tempi in cui esse dubitarono. Nel momento dei dubbi, altri approfittarono dei dubbi che esse avevano per negare tutto. A Pamplona quattro o cinque sacerdoti parlarono con Conchita, il vescovo era assieme a loro, in quella circostanza di dubbi e di negazione. Ma Conchita riguardo al Miracolo dimenticò tutto, addirittura la data, esattamente fino a dopo aver concluso il colloquio. A quanto pare se un signore con buoni dati a favore di Garabandal andava in Vescovado allora piuttosto non lo ammettevano. Piuttosto cercavano di ammettere la parte negativa. Ella disse che il vescovo di Santander, prima del Miracolo, avrà un segno o un avvertimento per cui saprà che questo è vero.
Una notte uscimmo mia madre ed io con lei. Era una notte di tempesta, di tuoni, di grandine e Conchita in estasi, la grandine le entrava negli occhi e non le danneggiava la vista, con la testa guardando verso l’alto e come minimo mentre pregava un rosario, che erano rosari lunghissimi, per il modo in cui pregavano lentamente, pensando ad ogni parola; ci mettevano abbastanza per finire un Rosario. Uscivano in estasi, nelle corse estatiche a tutta birra, a tutta velocità, esse senza alcun membro del corpo a favore della corsa, visto che dalla postura con cui tenevano la testa, con le braccia in croce, non avevano alcun membro a favore, solo le gambe. Io correvo dietro, un ragazzo che allora aveva 27 o 28 anni ed ella dodici o tredici, beh io correvo alla metà della velocità e inoltre in uno stato normale. E in estasi, in quelle corse estatiche a quella velocità, passando per le strade oscure, io dovevo sopportare di rimanere un po’ indietro per paura di sbattere contro una parete, allora ella si allontanava da me. Io tornavo di nuovo alla luce, correvo di nuovo e di nuovo la raggiungevo. Finivo sudatissimo ed ella era perfettamente fresca, come se fosse uscita dal fiume. Qualcuno la aiutava e nessuno aiutava noi.
La prima volta che io vidi Conchita in una corsa estatica, quando concluse l’estasi diceva che era una felicità, che andava come volando, e pensare alla sfacchinata che io avevo fatto!
Tutto ciò che fece la Vergine a Garabandal lo fece bene, come sempre lo fa, cioè c’era un motivo esatto per ogni cosa. Uno si potrebbe domandare il motivo di tali corse estatiche ma per quello bisognava vedere tutte le circostanze e ciò che la Vergine diceva alle bambine. Si veda a mo’ di esempio il caso dello sportivo che credette per quella corsa, e quello che racconta Avelina:
- Lei, madre, rimane con la bambina, poiché c’è molta gente.
Rimaniamo la nonna della bambina ed io. E dico: andiamo a pregare un Rosario. Quando avevamo già finito di pregare il Rosario sentii qualcosa come un rumore perché la gente era presso i Pini, poiché lì ai Pini c’era il Messaggio. Sentimmo la bambina battere le mani.
- Come batte le mani la bambina? Che cosa vedrà, che cosa sentirà?
Esco sul balcone e vedo le quattro bambine in estasi che guardano verso il balcone, sole.
- Ah, madre! - dico alla nonna - le quattro bambine in estasi, guardano così, con le manine così.
In quel momento arriva Ceferino per primo, stanchissimo per la corsa, visto che le bambine vennero così rapidamente che la gente non ce la faceva a correre e raggiungerle.
È chiaro, in questo caso, che la Vergine volle venire dov’era la bambina, da sola, con le bambine veggenti, e premiare così la condotta della nonna e di Avelina, che rimasero a casa prendendosi cura della bambina.
Il caso dello sportivo fu così.
In un’occasione arrivò un ragazzo che era uno sportivo molto bravo che diceva: “Nessuno mi vince nella corsa. Nessuna bambina né nessuno mi vince”. Ed ecco, una delle bambine ebbe un’estasi ed uscì correndo, e il ragazzo correva a più non posso come lei. Era chiaro che la Vergine non voleva vincere la corsa ma la bambina stava correndo a tutta velocità diritta verso una parete di una casa e il ragazzo pensò: se questo non è Dio, questa bambina si ammazza contro la parete. Il ragazzo dovette frenare a tempo ma la bambina continuò senza frenare fino alla parete e lì si fermò all’istante. E diceva alla Vergine: Ah, è affinché creda…! Il ragazzo lo sentì e credette, visto che umanamente non era possibile fermarsi all’istante arrivando a una tale velocità.
Come regola generale, in casa, io non le facevo domande sulle estasi, la gente sì, ma io come regola generale no. Che cosa hai visto? Raccontami questo o quello. Che cosa ti ha detto la Vergine? No, io non glielo domandavo. Il paese non ha risposto ai messaggi, al contrario. Esteriormente è al contrario. Interiormente in ogni persona non si può sapere. I Messaggi forse venivano seguiti esteriormente di più prima, durante le Apparizioni, che oggi.
Io credo che avverrà il miracolo. Sicuramente si deve realizzare. Studiai per conto mio ogni reazione di Conchita in casa senza domandarle nulla. Vedevo che non proveniva da lei né era una malattia perché già lo scartavano i medici. Allora da lei non proveniva, era impossibile, ella non poteva sviluppare ciò. Conosco l’intelligenza che aveva, più o meno in quei tempi di bambina, e la studiavo tra me e me.
Veniva della gente che diceva che può sorgere questa malattia o meglio può essere questo, può essere quest’altro. Ma io, pensando a tutto ciò, vedevo che tutto era cosa di Dio. Mi lasciavo guidare da ciò che vedevo, da ciò che sentivo e da come si stava sviluppando tutto. Facevo attenzione a ciò che dicevano, può essere questo o quest’altro, può essere una malattia, osservavo tutte le opinioni degli uni e degli altri, e con il tempo mi rendevo conto che si sbagliavano, visto che io vedevo piuttosto che tutto era di Dio. La Vergine si può manifestare a qualunque ora, fu così e così lo credo.
Credo che la maggior parte della gente nel paese non crede che venga il Miracolo, credo di no. Non puoi conoscere l’interiorità di ogni persona, ma in generale non credono che il Miracolo possa venire, ma la maggior parte pensa che non furono le bambine coloro che fecero ciò, ma piuttosto che fu Dio e la Vergine.
In quei tempi, quando c’erano le Apparizioni, la gente credeva. Quando ci fu il Miracolo della Comunione visibile io credo che si credeva, a quei tempi si credeva. Molte persone che vennero allora credevano pienamente che era cosa di Dio.
Dei Sacerdoti, molti credono ma molti altri no. Il Vescovado ha lavorato piuttosto per dire che questo non è nulla. Tutto ciò diede luogo al fatto che molti non credano che il Miracolo si realizzerà. Bisogna pensare che ciò fu opera di Dio e che il Miracolo avverrà così come è stato annunciato.
Allora si credeva in ciò che la Chiesa ci ha insegnato sempre, e i Messaggi sono fare ciò che la Chiesa ci ha insegnato: visitare il Santissimo Sacramento, essere buoni, fare sacrifici, pensare alla Passione del Signore.
Mi ricordo che quando andavano al cimitero e la porta era chiusa, mettevano la Croce attraverso l’inferriata della porta dando da baciare la Croce. Quando iniziarono a venire macchine, pure facevano loro con il Crocifisso il Segno della Croce.
Prima delle apparizioni, della gente che stava con le mucche sulla montagna, la maggior parte faceva un po’ di sforzo per andare a Messa. Oggi non più, cioè se bisogna perdere la Messa si perde e se bisogna andare sulla montagna all’ora di andare a Messa si va. Oggi la gente è più fredda nella religione, più che prima delle Apparizioni. Durante le Apparizioni ci fu gente che non andava a Messa e tornò ad andarvi. La Vergine disse loro che verrà un Avvertimento per purificare l’umanità per ricevere il Miracolo. Il mondo ha una condotta di vita abbastanza regolare. Molta gente cambierà in meglio ma come si cambia tutto il mondo? Per tutti i Messaggi e per il Miracolo è stato annunciato tutto, perché sono tempi molto difficili, e per questo Dio manda un Avvertimento e un Miracolo affinché il mondo cambi.
Nelle Apparizioni bisognerebbe sapere tutto ciò che dicevano e ciò che la Vergine spiegava loro visto, che molte volte sentivi solamente alcune parole e solamente se esse lo spiegavano si sapeva ciò che la Vergine diceva loro.
I Rosari erano lenti, per meditare il Rosario parola per parola, poiché in un altro modo rapido di pregare non puoi meditare ciò che preghi. Nel modo con cui pregavano loro c’era molto spazio per pensare a ciò che stavamo pregando. Quando pregavano il Rosario, la marcia era lenta, normale, e tutti le potevano seguire bene. Mi piacerebbe vivere ancora adesso ciò, tornare a vivere tutto ciò. Pensandoci bene era una meraviglia.

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Simon González, Padre di Jacinta

Quando avvenne la prima apparizione dell’Angelo, Jacinta disse in casa, alla sera, che aveva visto l’Angelo, e io non ci credevo. Noi non dicemmo nulla a nessuno fino a quando si era già divulgato.
Miguel Ángel, suo fratello, diceva:
- Questo è un grande uccello, che si mette così.
Io dissi:
- Taci.
Per il modo con cui ella si spiegava pensai che c’era qualcosa. Il primo giorno in cui vi andò la gente, io non vi andai. Quando scesero e mi raccontarono ciò che era successo, mi dissi:
- Quanto mi dispiace non esserci andato anch’io!
Pochi giorni dopo vi andai per la prima volta. Io avevo letto qualcosa di ciò che erano le estasi, ma non è lo stesso leggerlo che vederlo; mi emozionai molto. Questo avvenne nella Calleja (stradina rocciosa). C’era sempre gente del paese e di fuori; subito vennero da fuori; subito corse la voce per la provincia e per questi paesi di qui.
Quando mi emozionavo di più era quando riceveva la Comunione. Veniva e diceva che le dava la Comunione l’Angelo. Esse ce lo dicevano così, e noi vedevamo che iniziava da un estremo e finiva in un altro. Vedevamo che le bambine tiravano fuori la lingua e vedevamo pure l’Ostia passare per la gola, quando la inghiottivano.
Sì, sì, si vedeva. Una volta vedemmo che a Jacinta non diede la Comunione. Sua madre aveva avuto qualche alterco con lei. Il giorno successivo eravamo nel prato e io ero andato per un carico di erba e dissi:
- Dov’è Jacinta?
- Jacinta se n’è andata,
mi dissero.
Jacinta sentì suonare le campane per la Messa e scese a confessarsi; quando scese, don Valentín stava già dicendo Messa. Dopo la Messa ella si confessò e nel pomeriggio mia moglie ed io ci dicemmo:
- Vediamo se oggi, che si è confessata, l’Angelo le dà la Comunione.
Facemmo attenzione e le diede la Comunione.
A volte vedevamo che l’Angelo pure escludeva le altre. Io, nel caso di mia figlia, vidi che il motivo era per non aver obbedito a sua madre per cui l’Angelo non le diede la Comunione finché non si confessò.
C’era gente che diceva che le bambine veggenti erano malate o che fingevano. Ma io la osservavo, mentre dormiva, la osservavo molte volte:
- Ma se non ha nessuna malattia!
Pregavano senza avere neanche un rosario, né nulla, in estasi, dicevano che la Vergine insegnava loro. Subito imparò le litanie e i misteri e tutto, subito, fu rapido. Quando pregavano le quattro bambine in chiesa, presso l’altare maggiore, in estasi, pregavano dei rosari meravigliosi e con delle pause! E nessuna di loro aveva un rosario nella mano, nessuna. Ma esse lo pregavano così bene!
Quando si allontanavano dall’altar maggiore per andare ad un altro altare e per uscire fuori dalla chiesa, uscivano sempre all’indietro, non davano mai le spalle al Santissimo Sacramento, in estasi, mai, mai. Così ci insegnavano a rispettare il Santissimo Sacramento.
Le facce sembravano angeliche, non erano le loro facce, ma erano facce angeliche.
Le vidi molte volte a grande velocità, molto rapide! E fermarsi all’improvviso. Le vidi scendere all’indietro dalle scale e non succedere loro nulla. Un giorno stette 4 ore senza alcun riposo; un’altra volta stettero una notte per sette ore, ma ebbero un riposo; durò molto; e altre volte forse mezz’ora, un’ora o un quarto d’ora.
C’era gente di fuori e gente del paese e di tutti i luoghi, ed esse potevano avere le apparizioni presso i Pini, nella chiesa, sulla strada o in casa. Andavano anche al cimitero.
In un’occasione Jacinta ebbe un’apparizione e la Vergine le disse:
- Tra un mese torno.
Questo era nel novembre del primo anno. Jacinta aveva molti rosari e crocifissi in casa, che le portavano affinché ella li desse da baciare, e siccome non aveva l’apparizione si ammucchiavano lì.
Trascorso il mese esatto, la Vergine venne come aveva detto a Jacinta. C’era in casa molta gente e dissi:
- Dov’è Jacinta?
- A scuola, dovrebbe ormai uscire.
Arrivò Jacinta e una signora di Cosio le diede delle mele ed ella non le voleva; dissi:
- Prendile! Visto che ti piacciono tanto le mele; e, se non le prendi tu, dammele a me.
Entrò nella sua stanza e poi venimmo a sapere che aveva avuto una chiamata a scuola; ma ella non ci disse nulla. Quando ebbe la terza chiamata, uscì fuori, e un signore di Valladolid ed io uscimmo per ultimi.
Fuori c’era don Amador, il sacerdote che c’era in quel tempo in cui mancava don Valentín. Per ordine superiore, avevano mandato via per un mese don Valentín, il parroco, perché gli davano la colpa di ciò che accadeva qui, e don Amador non credeva a nulla perché non aveva ancora visto le Apparizioni. Qui, don Amador fu un buon sacerdote.
Don Amador stava uscendo dalla scuola e stava andando verso il portone della chiesa e gli dissi:
- Don Amador! Andiamo a vedere dov’è Jacinta!
- No, oggi devo dare catechesi, ma se succede qualcosa mi chiamino.
Egli non aveva visto nessuna apparizione. Andammo alla Calleja e lì c’era la gente; ci mettemmo lì alla svolta, nel Quadro. Non appena giungemmo, Jacinta cadde in estasi. Io allora dissi:
- Che qualcuno vada a chiamare don Amador.
Era tardi perché in dicembre i giorni sono corti. Venne don Amador e si mise a scrivere. Aveva una pila e scriveva e scriveva e non smetteva di muovere le labbra, come se volesse parlare. Don Amador iniziò a comprendere che le Apparizioni erano vere e che era qualcosa di molto serio e che don Valentín diceva la verità.
Jacinta si alzò e andò al portone della chiesa. Lì rimase un momento e da lì tornò a casa. Entrò nella stanza e prese i rosari e tutte le cose che doveva dare da baciare alla Vergine; gliene cadde qualcuno ma lo raccolse senza guardare verso il basso. Sgrovigliò tutto con molta facilità, senza guardare.
Concluse lì e andò fuori sulla strada, e Conchita che era nello stato normale le disse:
- Vieni a casa mia, Jacinta, che anch’io ho cose da darLe da baciare.
Jacinta andò a casa di Conchita, che aveva molte più cose di lei, ed ella diede tutto da baciare e poi uscì e andò al luogo chiamato “il Quadro”. Lì rimase un po’ e lì uscì dall’estasi. In quel momento arrivò ormai tutto il paese dietro a lei e don Amador le disse.
- Che corsa che ci hai fatto fare!
- Io? No.
- Tu, sì, sei stata tu che ci hai fatto correre.
- Io non mi sono mossa da qui. Sono venuta qui e sono qui!
In estasi non si rendeva conto, a meno che la Vergine non glielo dicesse. Don Amador le disse:
- Sei andata al portone della chiesa, sei andata a casa tua, sei andata a casa di Conchita.
- Io Le dico che sono venuta qui, ed eccomi qui.
Ciò che la Visione disse a Jacinta: “Tra un mese torno”, così accadde, come la Vergine le aveva detto.
Quando mi emozionai di più fu la notte dell’Annunciazione, perché io pensavo:
- Se questa è una cosa di Dio, il giorno dell’Annunciazione deve esserci qualcosa di speciale.
Giunse il giorno 24 marzo 1963. A mezzanotte Jacinta cadde in estasi in casa, uscì in strada e noi la seguimmo. Andò al portone della chiesa, stette lì un po’, e andò a casa di Ceferino dove c’era poca gente. Era quasi l’una quando anche Loli cadde in estasi. Entrambe uscirono sulla strada e uscivamo con lei e, all’uscire sulla strada, passava Conchita in estasi con la sua famiglia e lì si riunirono le tre.
Andarono al portone della chiesa e iniziarono a pregare il rosario.
Iniziarono a cantare i misteri, cosa che non avevano mai fatto. Delle voci angeliche! E ciò che mi emozionò maggiormente fu quando dissero:
- Dice la Vergine che cantino tutti a voce alta.
Io cantavo con un’emozione grandissima. Tutti coloro che poterono uscire dal letto, uscirono. Quando si concluse il rosario, c’era lì tutto il paese. Andarono varie volte per le strade, un rosario cantato è lungo. Tutto il paese era emozionatissimo.
Dopo aver pregato il rosario io dissi tra me e me:
- Guarda, per l’Annunciazione dovrebbero cantare dei cantici.
È come se indovinassero i miei pensieri, perché si misero a cantare. Dopo aver cantato continuarono ad andare e poi si fermarono, e la Vergine disse loro che ripetessero un canto, ed esse dicevano:
- Ah! Se non ce lo dici, ormai non ce lo ricordiamo.
Erano cantici nuovi che esse non conoscevano. Sì, era emozionante ed era il giorno dell’Annunciazione.
Le estasi erano tutte molto belle. In un’occasione c’era un signore di Odanera, mi sembra, e andava dietro a loro. Nel passare di lì diede una testata ad una piccola trave un po’ bassa; egli era alto e correva tanto da ammazzarsi.
Egli ce lo raccontò dopo. Ci disse che pensava:
- Che cosa sarà questo? Io non comprendo nulla.
E seguendo l’apparizione, pensò:
- Io crederò se quella di mezzo si gira verso di me e mi dà da baciare il crocifisso e torna a mettersi al suo posto; allora, crederei.
Non appena pensò questo, quella di mezzo si staccò dalle altre, andò verso di lui, si mise davanti a lui, gli fece il segno della croce, gli diede il Crocifisso da baciare; egli rimase impressionato. Poi la bambina si mise di nuovo al suo posto. Era vicino al portone della chiesa, vicino alla latteria. Poi, quando finì la visione, si sedette lì e ci raccontò ciò che gli era successo; disse:
- Io ho già visto abbastanza stanotte.
Una volta, Conchita stava prendendo una pecora un po’ sorda che aveva, e che non voleva andare a casa, e la afferrava; mentre la teneva afferrata cadde in estasi, con la pecora afferrata, e non eravamo capaci di togliergliela. Conchita era in ginocchio e la pecora era nelle mani della bambina. Venne suo fratello Serafín e non fu capace di togliergliela dalle mani. Poi dovette venire Loli e non fece nulla, solo le disse:
- Conchita, perché non lasci che la pecora se ne vada?
E allora la lasciò. Io ero presente, e Jacinta era lì da un'altra parte in estasi.
Una volta venne qui un signore di Cabrujo che aveva una nipote molto agile. La nipote voleva fare ciò che facevano esse in estasi, ma non poteva mai fare ciò che esse facevano.
Un altro giorno venne qui un gruppo di almeno 40 persone; e noi non sapevamo nulla perché era venuta quella gente. Io uscii con Jacinta alle sei di mattina; era nel mese di febbraio. Uscii con la mia lanterna come tutti i giorni, perché allora andava a pregare alla Calleja. Quando passammo per la casa di Piedad, quest’ultima uscì con moltissimi rosari e catenine per darle a Jacinta:
- Prenda, per quando avrà l’apparizione.
- Che ne so io quando l’avrà, dissi io.
- Che li conservi nel cappottino, che li conservi.
Li conservò e andavamo verso l’alto, e uscì pure Loli quel giorno a pregare con lei. Salimmo verso la Calleja e sulla Calleja, appena arrivammo, le due bambine si misero a pregare un rosario. Arrivarono molte signorine e varie persone. Arrivavano le ultime e si mettevano dall’alto verso il basso per poter vedere le facce delle bambine. Io avevo la lanterna accesa. Finirono di pregare un rosario ed entrambe caddero in estasi.
- Ah, che emozione!
per quella gente che non aveva visto le estasi. Iniziarono a tirare fuori i rosari e i Crocifissi per darli da baciare ed esse guardavano dove guardavano le bambine per vedere se vedevano qualcosa. Lì c’era un’emozione grandissima. C’erano donne che piangevano nel vedere le bambine in estasi.
Poi, le bambine in estasi uscirono dal basso, andarono al portone della chiesa e poi andarono dove si trova la casa di Ceferino, in quella piazza. Lì c’era una signorina appoggiata a una porta, da sola; Jacinta andò da lei con un grande crocifisso che aveva in mano e che dava da baciare a coloro che erano lì.
Si mise davanti a lei e le fece il segno della Croce e poi le diede il crocifisso da baciare. Ella le faceva così con il gomito, che non lo voleva. La signorina non poteva parlare e io le dissi:
- Signorina faccia il favore di prenderlo, che la bambina glielo dà.
E lo prese. Quando si rese conto che era il suo, si mise fare la boccuccia da pianto come fanno i bambini e la dovettero portare a casa; si emozionò moltissimo.
Quel crocifisso l’aveva dato Piedad alle bambine assieme ad altre cose, e quella signorina non sapeva che ce l’aveva la bambina, e neppure noi. Ma bisognerebbe aver visto l’emozione che sentì quando si rese conto che era il suo crocifisso ed ella non lo aveva dato alla bambina e quest’ultima non poteva sapere a chi apparteneva quella croce. Questa signorina era figlia unica e si fece suora. I genitori non la lasciavano farsi suora; ella scrisse a Jacinta affinché pregasse la Vergine che la lasciassero farsi suora e così fu. I vestiti che indossava quella sera li mandò a Jacinta e si fece suora.
Un’altra sera, una ragazza portò un Crocifisso a Jacinta:
- Prendi questo Crocifisso, lo dai da baciare alla Vergine e poi lo dai al proprietario.
Uscì in estasi con il crocifisso, andò in varie case e andò a casa di Josefa e diede il crocifisso a Josefa. Noi non sapevamo di chi era, ed era di Josefa, la panettiera Josefa lo aveva dato alla ragazza dicendole:
- Prendi, dai questo a Jacinta per quando avrà l’estasi, affinché lo dia da baciare alla Vergine e che poi trovi il suo proprietario.
Di questi casi ce ne furono molti, molti, molti.

Prima di tutto bisogna obbedire ai genitori.
In un’occasione Jacinta mi disse:
- Papà, chiamami alle quattro, perché ho l’apparizione.
- Beh, tu vai a dormire, dormi tranquilla e poi ti chiamerò.
Io ero andato a letto alle due di notte e avevo poca voglia di alzarmi così presto. La chiamai, ma erano le sei:
Ella mi disse:
- Che ora è?
- Le sei.
- Perché non mi hai chiamato alla quattro?
- Che ti chiami la Visione!
Il fatto è che ero molto stanco e non volevo stare tutta la notte fuori. La Vergine non le svegliava se stavano dormendo. Jacinta, si alzò, quasi piangendo e andammo a pregare il rosario. Jacinta stette un mese senza avere apparizioni. E mi rimordeva la coscienza, perché ella dimagriva, si sciupava, stava soffrendo. E quando venivano le altre, diceva loro:
- Dite alla Vergine, quando verrà a trovarmi?
Parlavano alla Visione e non disse loro mai nulla, nulla. Di questo se ne rese conto il sig. Máximo che era tedesco e si convertì qui, e scrisse a Jacinta dicendole che egli pregava la Vergine affinché ella avesse l’apparizione. E nulla, venne qui il tedesco, un mese dopo, e stette tre giorni nel paese.
Andò alla chiesa a chiedere alla Vergine, con tutto il cuore, che Jacinta avesse l’apparizione mentre egli era qui. Eravamo lì in casa e viene Loli in estasi e Jacinta le dice:
- Di’ alla Vergine quando verrà a trovarmi.
Loli diceva alla Vergine:
- Quando vai a trovare Jacinta?
Si vede che di seguito le disse “presto”:
- Ah! La andrai a trovare dopo?... che contenta sarà.
Poco dopo Jacinta cadde in estasi. Era da un mese che non l’aveva. Alcuni medici e alcune persone dicevano che lo facevano loro quando volevano. Se lo avesse fatto quando ella voleva, quante volte lo avrebbe fatto durante quel mese! Perché io vedevo che mia figlia aveva perso di peso, stava male e già mi rimordeva la coscienza, e io dicevo: questo è stato per colpa mia.
In quell’epoca soffrii molto. Era estate, per cui, per il lavoro, i ragazzi non scendevano a casa e io dovevo andare con lei, visto che non potevamo lasciarla sola e mi facevano molto male le gambe, ma quando entravano in estasi, non mi faceva più male nulla!
Ciò per cui soffrii maggiormente fu quando mi dissero che una delle bambine sarebbe morta e che era Jacinta. Questo lo disse il fotografo, e io gli dissi: io non so nulla e sono suo padre.
- Ah, quanto mi pesa aver parlato con Lei!
Sì, egli lo diceva perché la gente lo diceva. Non so su che cosa si basavano, non so, perché io non notai mai che era malata. All’inizio soffrii molto, a tal punto che andavo in montagna affinché non mi vedessero piangere. Non accadde nulla di tutto ciò.
In particolare, non volevo far preoccupare mia moglie, Maria, perché i medici della Commissione dicevano che mia figlia era malata e il vescovo si ostinava a dire che questo non veniva da Dio. Ma io mi rendevo perfettamente conto che la bambina godeva di una salute perfetta e che non mentiva. Allora, di fronte a tante contraddizioni, credevo diventare pazzo.
In un’occasione Jacinta e Loli stavano in casa di Ceferino; Ceferino era amico di don Valentín e costui era lì. Le bambine caddero in estasi. C’eravamo lì le famiglie, nessun’altro, e non so da dove entrò lì un uomo con un giaccone. Jacinta era in estasi ed egli iniziò a toccarla. Richiamai la sua attenzione e dissi:
- Senta, faccia il favore di non toccarla.
Mi chiese il permesso di toccarla, e non glielo diedi. In generale lo davo; ma toccarla, stando ella in estasi, non lo consentivo, mi sembrava brutto. Al richiamargli l’attenzione mi disse:
- Porto la talare.
- Non mi importa che Lei sia Sacerdote, è uguale.
Non indossava la talare; aveva la talare nascosta sotto il suo giaccone. L’uomo rimase confuso, non disse nulla. Poi tirò fuori un crocifisso grande e lo diede a Loli.
- Prendi, dai questo crocifisso alla bambina e dille di chi è?
Loli diede il crocifisso a Jacinta:
- Prendi Jacinta, di chi è questo Crocifisso?
- Di un sacerdote.
- Dov’è quel sacerdote?
- Qui.
- Qui non si vede nessun sacerdote. Non si vede nessuna talare!
- Ce l’ha sotto il suo giaccone, è qui.
E il Sacerdote dice:
- Dille: chi ha dato il crocifisso al sacerdote?
- Il signor Vescovo.
Rispose ella rapidamente; il sacerdote le disse:
- Chi lo ha dato al signor Vescovo?
- Il Papa.
E io domandai:
- È vero questo?
Sì, il Papa mandava dei crocifissi a coloro che finivano gli studi e questo era uno di essi; tra gli studenti, c’era il futuro vescovo, rispose quel sacerdote. Non mi ricordo il nome di quel sacerdote, era delle Asturie.
Dice Simón:
Venne qui un’ebrea, Catherine, con una signora di Burgos. I suoi genitori erano ebrei, nessuno era cattolico ed ella, la figlia, voleva battezzarsi. Veniva qui durante le Apparizioni e sempre veniva a casa mia con la signora di Burgos che si chiamava Chón (Asunción).
Maria aveva paura che fosse il demonio che appariva. Diede a Jacinta e Loli una bottiglia di acqua benedetta e disse loro:
- Quando avrete l’Apparizione lo tirerete alla Visione.
Quando ebbero l’Apparizione, Le tirarono l’acqua benedetta, ma l’acqua benedetta non andò verso la Visone ma girò in senso contrario e andò a cadere dov’era l’ebrea. Era il segno che mostrava che la Vergine voleva che si facesse battezzare.

Dice Maria, moglie di Simón:
Io non comprendevo completamente queste cose. Io le dicevo, quando c’era pure Mari Loli:
- Jacinta, ho qui una bottiglietta di acqua benedetta. Quando avrete l’Apparizione, se per caso è il diavolo, tirate l’acqua benedetta affinché se ne vada.
Allora ebbero l’Apparizione, e Mari Loli si mise a lanciare l’acqua benedetta all’Apparizione. L’ebrea vestiva con una camicetta bianca. Iniziò a lanciare l’acqua e cadde tutta addosso all’ebrea che era dall’altro lato. Poi, ormai in stato normale, diceva loro Chón (Asunción): Vediamo un po’ Jacinta, siediti a quel tavolo e, con acqua naturale, tirala e vediamo dove cade. E le cadeva davanti ai piedi ma quell’acqua benedetta andò dov’era l’ebrea, non cadde in avanti.
Quella casa era molto piccola e io un giorno avevo mal di testa e la casa si riempiva di gente. Io dissi: vado all’altra casa. Qui dormivano i ragazzi, parte di essi. Qui avevo una stanza e allora dissi: vado lì. Era una casa vecchia. Jacinta stava cenando. Jacinta non uscì di casa poiché non aveva l’Apparizione. Io andai, dopo la cena, a quest’altra casa e nel momento in cui ero più tranquilla bussarono alla porta. Ed erano Conchita, Loli, il sacerdote don José Ramón, parroco di Barro (Llanes, Asturie), e una folla di gente. Aprii la porta, entrarono, si misero a fianco del mio letto, mi fecero una Croce sul cuscino e io non potei tornare a dormire. Mi dissi: è inutile nascondermi perché ovunque mi trovano.
Dice Simón:
Andavano ai letti. Se eri in una casa che non era la tua o eri con un'altra donna, allora ti scoprivano. Le coppie, a volte, se hanno un bambino malato, mettono il bambino nel letto tra loro. Allora facevano tre croci. Ogni persona che dormiva alla testiera del letto sembrava che la conoscessero e se facevano tre croci era perché lì c’era qualche figlio.
In casa di mia sorella Tiva, entrarono in una stanza e fecero una Croce sulla testiera del letto e un’altra ai piedi del letto: il fatto è che così dormivano le ragazze. Entravano in una casa e scoprivano tutto.
Chi lo diceva loro?
Se vedevano un cattivo comportamento in una ragazza e un ragazzo, dicevano loro: Ahi, io credevo che eravate sposati! Si scoprirono molte cose.
Venne qui un signore dalla Galizia della provincia di Orense. Nella provincia di Orense io avevo lavorato. Egli era qui di Palencia ed era stato qui molte volte e veniva con dei rosari già baciati dalla Vergine e portò altri rosari, tra i baciati portò altri che non erano stati ancora baciati. Li diede a una delle ragazze affinché, quando vedesse la Vergine, li desse a Lei da baciare. E la bambina in estasi mise da parte quelli che erano già stati baciati e diede da baciare alla Vergine quelli che non lo erano. Come riconoscevano che alcuni erano già stati baciati?
Un altro signore di Unquera, che si chiamava Jacinto, due mesi prima aveva dato un Crocifisso da baciare alla Vergine attraverso Jacinta. E sentì dire che i crocifissi e i rosari già baciati esse li mettevano da parte. Ed egli si diceva: Come lo sanno? Decise di fare una prova. Stando in casa di Ceferino, Jacinta cadde in estasi ed era lì il sacerdote di Cosio, don Valentín, e c’era molta gente. Jacinto disse a Loli:
- Dai questo Crocifisso a Jacinta, affinché lo dia da baciare alla Vergine.
Jacinta lo prese e disse chiaramente:
- È baciato.
Don Valentín chiese a Jacinto:
- Lei è sicuro che era già stato baciato?
Jacinto gli disse:
- Sicuro! Sicuro! Due mesi fa lo diedi a questa stessa bambina da far baciare.

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Miguel González, fratello di Conchita

Dice Miguel:
Andai alla scuola del paese fino ai quattordici anni. Don Valentín, il parroco, veniva da Cosio e ci faceva catechismo in chiesa il sabato.
Don Valentín rimaneva a dormire nel paese per dire la Messa della domenica. La sera si pregava il Rosario nella Chiesa.
Lavorai nelle baite con le mucche a partire dai dieci anni, era un lavoro duro. Adesso è più facile perché ci sono le macchine, ma allora tutto si faceva a mano. La gente portava dei grandi pesi sulla schiena e percorreva lunghe distanze durante tutto il giorno perché bisognava immagazzinare l’erba per l’inverno.
Quando ero giovane e lavoravo nei campi, la campana della chiesa del paese suonava a mezzogiorno. Tutti smettevamo di lavorare, anche quelli che stavano con il bestiame, e pregavamo l’Angelus. Poi, la sera, tutti, uomini, donne, bambini, tutti tornavano alle loro case per poi andare a pregare il Rosario in chiesa. E questo succedeva ogni giorno.

Dice Miguel:
Mio padre era più alto di mio fratello Serafín, morì di una malattia ai polmoni perché c’era molta polvere nei suoi polmoni. L’erba secca che si mette nella stalla, quando si tira fuori durante l’inverno rilascia moltissima polvere e mio padre fece questo lavoro tutta la sua vita.
Conchita aveva 12 anni quando iniziarono le Apparizioni. Andava sempre a Messa e riceveva la Comunione quando il sacerdote celebrava la Messa nella chiesa del paese. In casa di mia madre, ogni sera, quando finivamo di cenare, immediatamente pregavamo il Rosario. Mio fratello Aniceto, che morì nel 1966, quando aveva 28 anni, io credo che era il più religioso di tutti noi. Ogni sera pregava il Rosario con la gente del paese nella chiesa.
Mia madre non solo era molto religiosa ma era anche molto severa con i suoi figli. Di sera, se io ero fuori, aspettava in cucina finché tornassi a casa. Quando non c’era la Messa a Garabandal, mia madre camminava un po’ più di cinque chilometri fino alla chiesa di Cosio per andare alla Messa delle sei di mattina e poi camminava di ritorno a casa e andava a lavorare. Questo lo faceva sia con il bel tempo sia con il brutto tempo, in estate o in inverno. Molti giovani del mio paese emigrarono ed io, dal 1969, ho vissuto a New York, lavorando per Allied Sanitation, Inc., di proprietà della famiglia di Joey Lomangino e diretta da lui. Quando iniziarono le Apparizioni, Serafín ed io stavamo lavorando nella provincia di León. Io avevo circa 18 anni. Mio fratello Serafín ed io tornavamo a casa. Verso le sette di mattina di un 13 luglio 1961 giungemmo a Torrelavega. Mentre stavamo facendo colazione in un ristorante di Torrelavega, un amico di Serafín venne e ci disse: “Lo sapevate che un
Angelo è apparso a quattro bambine nel paese di San Sabastián de Garabandal?” Non sapevamo nulla perché, anche se mio fratello Aniceto ci aveva scritto a León, la lettera giunse dopo che eravamo già tornati a casa. Non ci credevamo ancora molto.
Andammo a casa di mio zio Paulino, fratello di mia madre, che viveva a Torrelavega, e quando arrivammo lì ci disse: “Lo sapevate che, secondo i giornali, un Angelo appare a quattro bambine e che una di esse è vostra sorella?” Il giornale mostrava una foto di mia sorella Conchita e allora prendemmo ormai sul serio le Apparizioni. Dissi a mio fratello Serafín: “Andiamo a casa immediatamente”. Serafín disse: “No, siamo molto stanchi, lasciamolo per domani”. Il giorno successivo, il 14 luglio 1961, partimmo verso Pesués e da là in autobus fino a Cosio. Da Cosio, con i bagagli in mano, salimmo a Garabandal. Lungo la strada c’era molta gente, alcuni che salivano al paese e altri che scendevano, e questi quando si avvicinavano a noi dicevano: “Devono essere i fratelli di Conchita perché ella disse durante l’Apparizione che i suoi fratelli arrivavano oggi”. Quando arrivammo a casa c’era molta gente, sia fuori sia dentro casa. Mio fratello Aniceto era in cucina. Pensai “La tranquillità con cui vivevamo, e adesso questo!”. Conoscevo bene mia sorella e sapevo che diceva la verità. Le cose che succedevano durante le Apparizioni erano incredibili, e tutti i fatti mi impressionarono in un modo tale che li ricordo come se fossero successi ieri. Quando fui testimone della prima Apparizione che vidi, mi impressionò profondamente. Ugualmente anche la prima volta che sentii le bambine pregare il Rosario e la prima volta in cui le vidi salire ai pini e scendere all’indietro.

La prima volta che fui testimone ero nervoso perché non avevo mai visto nulla del genere, e non comprendevo molte cose che accadevano. Ad esempio, le potenti luci che a volte mettevano sui occhi di Conchita o quando la pungevano, senza alcuna reazione da parte sua. I medici cercarono di sollevare Conchita da terra ma non poterono.
Dal 18 luglio 1961 fino ai primi di ottobre fui testimone delle estasi ogni giorno. C’erano una, due o tre visite della Vergine tra le otto di sera e le cinque o sei di mattina. Dopo quell’anno, stetti a Garabandal solo a Natale e durante l’estate, perché dovevo tornare a lavorare.
Un giorno decisi di fare qualche prova per me stesso. Si diceva di quanto rapidamente correvano le bambine al luogo dell’Apparizione quando ricevevano la terza chiamata. Dicevo a me stesso: non mi lasceranno indietro perché hanno solo dodici anni e io ne ho diciotto, e normalmente io correvo abbastanza più veloce di loro. Una sera, verso le otto, in luglio, Jacinta, Mari Cruz e Conchita erano sedute nella cucina di casa mia mangiando dei panini. Non mi ricordo se c’era Mari Loli. Avevano mangiato dei bocconi quando ebbero la terza chiamata e iniziarono a correre. Anch’io corsi dietro a loro e prima che arrivassi al luogo della calleja (stradina rocciosa) chiamato “quadro” potei sentire il colpo contro le pietre, della caduta in ginocchio in estasi. Fu impossibile per me seguirle da vicino, anche se avevo corso il più rapidamente possibile.
Cercai pure di alzare Conchita da terra ma non potei, era fissa come una roccia, non le potei neppure muovere le braccia. Mio fratello Serafín sollevava grandi pesi come niente. Una volta cercò di alzarla, non per sé ma perché la gente glielo aveva chiesto, ma non poté muoverla. Tuttavia le bambine, molte volte, quando si congedavano dalla Vergine, si alzavano l’un l’altra senza il minimo sforzo; lo facevano per salire alla Sua altezza, dove vedevano la Vergine, per baciarla. Altre volte era la Vergine che scendeva all’altezza delle bambine e le baciava.
L’avvenimento che mi diede una grande prova della verità delle apparizioni fu poco prima del 18 luglio 1961, il giorno del Miracolo della Comunione visibile di Conchita. Mi dice Conchita: hai una medaglia o una catenina? Le dissi: “No devo averla persa”. Mi diede una nuova medaglia e mi disse: “Quando verrà un sacerdote chiedigli che te la benedica”.
Più avanti, un pomeriggio che ebbe un’Apparizione in cucina, ella aveva molti rosari, catenine e scapolari nella sua mano per darli da baciare alla Vergine; io ero nella stanza, in un angolo, un po’ appartato dalla gente. Ella era in ginocchio e si alzò per dare da baciare alla Vergine ciò che portava. Pensai: “Perché non le diedi la mia catenina affinché la desse da baciare alla Vergine?” Non avevo neppure finito di pensare questo quando Conchita, ancora con il braccio verso l’alto, si girò, fece alcuni passi verso di me, mi tolse la medaglia dal collo e la diede da baciare alla Vergine. Poi mi mise di nuovo la catenina con la medaglia al collo.
Un sacerdote mi disse che le bambine avrebbero dovuto cambiare di ambiente. Mi dissero che conveniva che Conchita andasse alla spiaggia a Santander per alcuni giorni e addirittura che conveniva tagliarle le trecce dei capelli perché la rendevano maggiormente riconoscibile alla gente e richiamava di più l’attenzione. A Santander le tagliarono le trecce e in un’occasione, pure a Santander, mentre era per strada, ebbe un’Apparizione e cadde in estasi. Molta gente, compresi sacerdoti, la circondarono e cercarono di portarla dentro una chiesa che era al lato. Non fu possibile alzarla da terra. Alla fine ce la fecero a portarla all’interno della Chiesa e lì continuò a restare in estasi. La notte in cui Conchita ricevette la Comunione visibile da parte dell’Angelo fu di grande gioia per me. C’era molta gente a Garabandal perché era la festa di San Sebastián. La sua festa è il 20 gennaio, ma c’è troppo freddo per celebrarla in quella data e per questo la facciamo il 18 luglio. Molta gente pensò che se c’era il ballo la Vergine non sarebbe venuta quel giorno.
Un ragazzo domandò a Conchita: “Va bene che ci sia il ballo oggi?” Conchita disse: “Con o senza il ballo, il miracolo avverrà stanotte”.
Verso le dieci di sera mia madre mi disse: “Miguel, mettiti sulla porta e che nessun’altro entri in casa perché non c’è più posto”. La porta era aperta e mi sedetti in mezzo affinché nessuno passasse, ma era lo stesso, passavano comunque.
Passate le undici di sera chiusi la porta e dissi a Conchita: “Vado a letto perché questa sera non accadrà nulla”. Conchita mi supplicò: “Aspetta ancora un po’ e tra poco uscirò”. Credo che aveva già ricevuto una chiamata. Un’ora dopo Conchita salì nella sua stanza in cui c’erano alcuni parenti e altra gente. Alla terza chiamata uscì di casa, passò attraverso la folla che c’era lì. Con difficoltà potei seguirla e giunsi proprio in tempo quando ella era già in ginocchio. Fece il segno della croce, pregò l’atto di contrizione. Tutto questo rimase registrato nella mia mente. Tirò fuori la lingua, e poco dopo, in un istante, all’improvviso, apparve l’Ostia sulla sua lingua. Stette così più di un minuto. Dopo aver ricevuto la Comunione si fece il segno della croce, si alzò e si allontanò. Ho sentito che un signore di Barcellona, il Sig. Damians, filmò qualcosa sul Miracolo della Comunione, ma io non lo conobbi personalmente finché Joey non me lo presentò nella sua casa, nel gennaio del 1972.
Ricordo l’importanza che ebbe durante le Apparizioni la recita del Rosario. In un’occasione, durante una notte di tempesta di neve, Conchita ebbe un’Apparizione e andò per il paese pregando il Rosario, andò ai pini e alla chiesa. Era verso le tre di notte. Quando la gente la sentì, si alzò e la accompagnarono durante la recita del Rosario.
Un amico di Serafín le aveva espresso il desiderio di essere presente durante un’apparizione. Tuttavia egli lavorava dalle sei di mattina alle nove di sera ed era molto difficile per lui essere sveglio a quelle ore di notte. Un giorno, verso l’una di notte, Conchita, in estasi, iniziò a pregare il Rosario. Andò alla casa di questo signore e stette fuori pregando il rosario finché si svegliò, si vestì e si unì al gruppo di gente che pregava con lei.
In un’occasione c’erano cinquecento persone di fronte alla casa di Mari Loli. Conchita aveva da dieci a venti medaglie e catenine attorno al collo. Vidi che si toglieva una catenina che in realtà era impossibile da togliere perché era troppo piccola per toglierla dalla testa. Poi cercarono di mettergliela attraverso la sua testa ma era impossibile perché per toglierla bisognava aprire prima una chiusura. Io vidi come la tolse, la catenina aveva attaccata una medaglia, mentre diceva alla Vergine: “È questa?” Allora andò direttamente tra la folla e la mise addosso al suo proprietario.
Io avevo visto come Conchita, per metterla al collo del proprietario, aprì la chiusura della catenina e gliela mise addosso normalmente, ma durante l’estasi se la tolse senza aprire la chiusura. Ho visto pure Mari Loli fare lo stesso in un’altra occasione.
Dei sacerdoti che salivano a Garabandal alcuni credevano e altri no. Una sera c’erano tre o quattro sacerdoti nella cucina di mia madre, e mia sorella stava dormendo su una sedia. Un francescano disse agli altri: “A che ora iniziano le apparizioni?” Allora mia sorella si sveglia e dice: “Perché lo domanda se Lei non crede?” Il sacerdote non aveva detto a nessuno che non credeva. Ed era proprio così, egli stesso lo disse e fu impressionato per il fatto che Conchita lo sapesse. Vidi molte cose, ogni giorno era diverso. In molte occasioni Conchita ebbe apparizioni verso le tre di notte e usciva per il paese pregando il Rosario. In estate questo si sopportava bene. Ma in inverno, quando nevicava, uscire alle tre di notte, accompagnandola nelle preghiere per le strade, era un grande sacrificio. Mia madre mi disse che una notte molto brutta di tempesta ella stava pregando affinché mia sorella non uscisse quella notte. Appena ebbe pensato ciò, Conchita ebbe un’Apparizione poi uscì sulla strada, C’era una tempesta incredibile, ma ella uscì. Poco dopo essere uscita Conchita, la tempesta si fermò e mia madre uscì con lei a pregare il rosario.
Come dice Miguel, ogni estasi aveva qualcosa di speciale o aveva un significato speciale, che le rendevano diverse; tutto ciò lo colmava di profonda emozione. A mo’ d’esempio ecco qui due episodi tra molti.
Conchita sulla neve:
Una notte Conchita aveva già avuto due chiamate, per cui l’entrata in trance della bambina poteva avvenire da un momento all’altro. Aniceta non la lasciava mai sola in tali circostanze, e ancora meno di notte; ma in quell’occasione le era difficile potersi prendere cura di Conchita; pregò allora Aniceto che, al posto di andare a dormire, rimanesse a fianco di sua sorella.
Verso le due e mezza di notte, Conchita cadde in estasi e uscì di casa. Cetuco prese una pila e la seguì. Era una notte d’inverno, bianca per la neve e di un freddo rigido. Come volando sopra tutto quel bianco, Conchita percorse in fretta il difficile cammino verso i Pini. A Cetuco scomparve il freddo per lo sforzo di seguirla. Un po’ più tardi, Aniceta, ben coperta, uscì pure sulla strada per riunirsi ai suoi figli. Il freddo era impressionante; ma ancora di più il silenzio di tutto e lo spento splendore della neve. Quando, finalmente, ansimante, giunse ai pini, Aniceta rimase come muta di fronte alla scena che vedeva di fronte ai sui occhi: erano lì, sulla neve, i suoi due figli, in ginocchio e pregando. Conchita assorta nella sua visione dirigeva il Rosario; Cetuco, con grande devozione rispondeva.
Dopo un po’, Conchita di alzò; allora la madre si fece avanti per scendere, per prepararle in qualche modo la strada, spostando la neve nei punti più difficili. Fu una precauzione inutile, visto che la bambina, in ginocchio e all’indietro!, scivolava verso il basso su quel manto bianco, come seguendo una traiettoria che le fosse tracciata invisibilmente. Quella marcia estatica così straordinaria terminò dietro alla casa materna, sulla strada o stradina che alcuni mesi dopo sarebbe stata lo scenario del “miracolo della Comunione visibile”.
Dice Miguel:
Per quanto mi riguarda, fui sempre praticante della religione ma adesso rifletto e medito di più sulla mia vita in relazione alle Apparizioni e ai Messaggi di Garabandal. Credo saldamente che l’Arcangelo San Michele e la Vergine del Carmelo sono apparsi nel mio paese, a San Sebastián de Garabandal. Personalmente credo nelle Apparizioni e che qualcosa di straordinario accadrà, come è stato profetizzato.

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Miguel Ángel González, fratello di Jacinta

La prima volta che sentii parlare delle apparizioni fu il giorno in cui esse dissero che avevano visto l’Angelo, il 18 giugno 1961. Andai a vedere le estasi quando vi si recò la maggior parte della gente.
Non avevo voglia di andarvi! Dopo quattro o cinque giorni decisi di andarvi. Il giorno prima, vi erano andate già alcune donne del paese e allora lo raccontarono. E il giorno dopo vi andò quasi tutto il paese.
Quando arrivai non erano in estasi. Pregarono un rosario prima sulla “calleja” (stradina rocciosa). Dopo il rosario le quattro bambine caddero in estasi all’improvviso. Io notai che non era normale; ma non credevo che era la Vergine. Nei primi giorni, i miei genitori, come me, non ci credevano. Non volevano che la gente si rendesse conto di nulla. Jacinta diceva loro che voleva tornare lì il giorno dopo e allora essi le dicevano:
- Allora va’ dove non vi veda nessuno, una in ogni angolo, e riunitevi là, dove non vi vedono.
Fino a quel giorno in cui la gente andò lì.
Ho visto circa almeno duecento estasi. Cambiava molto la loro faccia, una faccia sorridente, e non mostravano mai alcun segno di stanchezza o di fatica e dopo l’estasi, neppure; al contrario, erano così fresche!
A quell’epoca, io avevo tredici anni e correvo abbastanza. Quando si muovevano a grande velocità, le seguivo; dovevo correre, ma le seguivo. Il fatto è che alla fine io stavo sudando e loro erano così fresche!

La Vergine aspetta pazientemente che Miguel baci il Crocifisso.
Un giorno io ero a letto, in una stanza oscura perché non c’era luce. Le tre erano  in estasi e mi volevano dare il Crocifisso da baciare. Io non lo volevo baciare. Io ero sveglio e non lo volevo baciare. Addirittura rimasero lì un quarto d’ora. Eravamo al buio e me lo mettevano sulla bocca. Ella non sapeva se io lo baciavo o no. Ella me lo incollava alle labbra; ma io non lo baciavo. Esse non vedevano e, nel momento in cui lo baciai, esse se ne andarono.
I genitori facevano delle prove con loro per vedere se era vero. In molti giorni sapevano che avrebbero avuto un’estasi, ma non sapevano a che ora. Allora le separavano, una in ogni casa. E stando separate, alla stessa ora cadevano le tre o quattro bambine in estasi, stando ognuna nella propria casa.
Quando ci fu la notte delle grida io ero presente. Avvenne sulla “calleja” e quel giorno c’era molta gente del paese. La prima notte erano Jacinta e Loli. Nella seconda notte c’era pure Conchita. Quando iniziò l’estasi, la gente rimase più in basso, ma poi le bambine si avvicinarono più in basso e allora la gente si mise davanti a loro. Rimasero a circa due metri da loro. E la gente stava piangendo. Tutti credevano che quella notte sarebbe finito il mondo. C’era emozione e paura a causa dei loro pianti e delle facce che avevano. Dicevano alla Vergine che quella notte non venisse il Castigo:
- Questa notte no, che non sia questa notte,.. ah, lascialo per un altro giorno, questa notte no… lascia loro dei giorni in più, vediamo se la gente si confessa!
La gente credeva che quel giorno sarebbe finito il mondo. E il giorno dopo, tutti andarono a confessarsi, tutta la gente del paese, io pure. Era come se esse avessero paura, lo notai chiaramente. Inoltre, in un’altra occasione, sentii ciò che riguarda le negazioni. Esse mi avevano detto che doveva arrivare il giorno in cui avrebbero negato le apparizioni. E allora esse dicevano alla Vergine:
- Come negheremo che Ti abbiamo visto, se Ti stiamo vedendo adesso? Come sarà possibile che arriviamo a negarlo?
Questo io lo sentii.
Una notte andavo con Jacinta e Loli, che avevano l’abitudine di andare al cimitero. Andavo con tanta paura che le lasciai sole. Se ne andarono verso il cimitero. Rimasi a guardare dove andavano. Io avevo un anno più di loro e non osavo andarvi. Allora esse arrivarono sole; poi venne più gente e allora andammo là con esse. Esse non avevano paura di andare al cimitero, no, nessuna. Lì mettevano la mano attraverso la cancellata della porta, che è di ferro. Tra le sbarre di ferro mettevano il braccio intero, con il Crocifisso nella mano, e lo davano da baciare a circa quaranta o cento persone, verso l’alto, verso il basso, come se avessero diverse altezze, davano da baciare il Crocifisso a un grande numero di persone defunte.
Molte volte le bambine in estasi avevano l’abitudine di portare il Crocifisso alle persone malate e agli anziani. Qualche volta da uno, che era molto anziano o che stava già per morire o che era molto malato, andavano là di notte e pregavano due o tre rosari con lui.

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María González, Madre de Jacinta

All’inizio mi costò molto credere, e lo dicevo a Jacinta: ‘Ah, Jacinta, prima di nascere mi hai dato dei malesseri e adesso, Dio mio, che dispiaceri mi stai dando!’
Eravamo in cucina, e Jacinta mi dice:
- Ah, mamma! Stavamo prendendo delle mele ed eravamo già sulla Calleja (stradina rocciosa) quando Conchita gridò. Gridando, rimase immobile guardando verso l’alto. Guardammo, vedemmo un bagliore, e rimanemmo come Conchita.
La prima volta che Jacinta mi parlò di questo, io non le credetti. Io non lo dicevo a nessuno, neppure ai miei familiari. A me non veniva da dirlo a nessuno, perché mi sembrava una cosa da bambine, che mi entrava da un orecchio e mi usciva dall’altro.
Non le feci caso, né le madri delle altre bambine lo dicevano a me, né io lo dicevo a loro, né ci riunivamo per commentarlo tra le quattro famiglie, nulla, nulla.
Otto giorni dopo chiamammo alcune vicine, una era Clementina.
- Venite con noi, perché non ci credono.
Rimasero impressionate nel vederle così. Lo dissero a tutti, lo commentarono e ormai iniziò a venire la gente. Ciò che io vidi e sentii il primo giorno che vidi le apparizioni lo avrò presente finché muoio.
Io pensavo di diventare pazza la prima volta che la vidi! Era sulla Calleja, c’erano le quattro, e, avendolo detto le altre che lo avevano già visto, allora andammo a vederlo. Simón lo vide da lontano e poi gli costò non essere andato più vicino.
Nel vedere mia figlia, come la vidi, iniziai a gridare fortissimo, così forte che mi tapparono la bocca. Io non avevo mai visto queste cose e dicevo:
- Ah, Dio mio! Che cosa sarà questo?
Io non pensavo che cosa fosse ciò. Per questo veniva ormai lei dicendomi tutto ciò che vedeva e non le credevamo. Una volta ella disse:
- Oggi è venuto un bagliore e vedemmo delle lettere che non comprendevamo, un cartello come un quadro.
Un giorno, il sacerdote disse alle bambine che domandassero alla Visione chi era e perché veniva.
C’erano volte in cui rimanevo soddisfatta: io dicevo, ebbene sì, sì, c’è qualcosa. E altre volte, mi tornavano i dubbi:
- Ah, Dio mio! Che cosa sarà?
Le bambine non erano mai uscite dal paese, non erano istruite. Mandavo Jacinta poco a scuola perché andava con le pecore di là; sapeva leggere, ma poco.
Una volta dissi a Mari Loli e a Jacinta:
- Sapete che cosa vi dico? Che vi metto qui una bottiglietta con acqua benedetta e, quando avrete l’apparizione, gliela tirate e, se è il demonietto, se ne andrà.
Fu una cosa stranissima. Ebbero l’apparizione e presero la bottiglietta. Quel giorno c’erano lì una che si chiama Chon (Asunción), di Burgos, e un’altra che si chiama Catherine, che era ebrea. Tirarono l’acqua benedetta verso l’Apparizione e cadde tutta addosso all’ebrea. Ossia, nella direzione opposta a dove l’aveva tirata. Questo commosse molto Catherine, che poi si fece battezzare.
Vidi moltissime estasi. Mi ricordo che, all’inizio, erano solite andare di notte in estasi tutte quattro. Le lasciavamo una in ogni casa, senza orologio né nulla, per vedere se si riunivano le quattro lì, e si riunivano. Forse due cadevano in estasi qui. Le altre due dietro. E, quando queste si mettevano a pregare o a farsi il segno della Croce, quelle davanti facevano lo stesso, facevano lo stesso gesto, uguale, uguale, senza vedersi.
Durante le corse estatiche, esse rimanevano avanti rispetto a coloro che correvano dietro a loro. I miei figli a volte correvano dietro a loro. Il maggiore aveva 19 anni e Jacinta 12; egli è forte e correva dietro a loro, ed esse in estasi, con le mani così, ed esse, quando si fermavano, si fermavano di botto, così: Pom! Essi si fermavano lì davanti! Esse rimanevano così fresche come se non avessero corso per niente. C’erano notti in cui dormivano poco, e tuttavia il giorno dopo andavano a lavorare e a qualunque cosa e rimanevano così sorridenti, così simpatiche come se non fosse accaduto nulla.
A volte dicevano:
- Ma se non mi sono mossa da qui!
Perché molte volte l’estasi finiva dove era iniziata e non si rendevano conto dove erano andate, a meno che la Vergine non lo dicesse loro.
Una volta, esse andarono nel luogo chiamato “il Quadro”, che c’era lì sulla calleja, e non lasciavano entrare lì nessun’altro se non i familiari e i sacerdoti, affinché non si ammassasse la gente dove si trovavano loro. Eravamo lì sopra nel Quadro, e caddero più in basso in estasi. Un medico, mentre Jacinta cadeva in ginocchio, le prese il piede mentre stava cadendo e la gamba rimase piegata sotto di lei e stette su quelle pietre con un ginocchio solo appoggiato a terra per almeno un’ora. Io vedendo ciò soffrivo, ma ella no. L’altra gamba rimase piegata, come la lasciò il medico quando l’aveva mollata.
Era sempre così: nel cadere in estasi, se avevano le mani così, così rimanevano. Le pungevano le gambe e non sanguinavano; si concluse l’apparizione e Jacinta disse:
- Mamma, mi ha detto la Vergine che mi stavano pungendo le gambe!
Le guardarono le gambe e si vedevano le punture ma non sanguinavano.
Io mi ricordo che una volta Jacinta era a letto con un’angina e pioveva, e quel giorno si era alzata, era nell’altra casa vecchia. Io non pensavo che avrebbe avuto l’apparizione. Quando io ero maggiormente distratta, ella cadde lì in ginocchio ed ebbe l’Apparizione. Io mi incollai alla porta, senza dire a lei nulla, pensando:
- Beh, da qui non esci,
siccome pioveva e aveva un’angina, ma nulla da fare. Io, guardandola, contemplandola, ed ella dando oggetti da baciare alla Vergine. Allora mi afferrò ad un braccio ed uscì, ma lentamente, tanto che non ci fu alcuna resistenza, non potei resistere. Non so neppure come mi afferrò. Nel toccarle il braccio io sentivo una cosa rigida, né fredda, né calda.
Immediatamente presi la giacca e le dicevo:
- Ah, Dio mio! Prendi la giacca.
E cercavo di metterle la giacca nelle braccia e non prendeva nulla, le cadeva tutto. Andai di corsa, la diedi a Loli, che non era in estasi, e le dissi:
- Mettigliela.
E gliela mise. Erano cose che potevano fare tra di loro con facilità, quando una era in estasi e l’altra no.
Una volta, Loli stava mettendo una lampadina e rimase lì in estasi con la lampadina nella mano e non si bruciava la mano; fu Jacinta che le tolse la mano. Nessuno in casa gliela poteva togliere, visto che avevano paura che si bruciasse la mano con la lampadina accesa, ma non accadde nulla.
Una volta, mi ricordo che Jacinta era in estasi e stava correndo moltissimo e lì, all’angolo di questa casa che era di Ciriaco, diede una testata! Suonò come una cosa vuota che non aveva nulla dentro.
- Ah, Dio mio, che colpo forte che ha dato!
Quando concluse l’apparizione guardammo e non aveva nulla; grazie a Dio, non le successe nulla.
Allora avevano più salute e mangiavano con più voglia di adesso. Adesso vorrei che Jacinta mangiasse di più, ma non ebbe mai più quella voglia che aveva di mangiare.
Per mezzo anno Jacinta usciva alle sei di mattina a pregare il Rosario nel “Quadro” e suo padre andava con lei. In inverno, alle sei di mattina, era molto presto e ce ne vuole finché spunti il giorno. Veniva e le davo una tazza di caffè, faceva molto freddo; alle dieci andava a scuola e di nuovo faceva colazione. Non ebbe mai un mal di testa, né nulla, e andavano scalze e in qualunque modo, grazie a Dio. Un’altra volta, Jacinta era in estasi e arrivò un signore e disse:
- Diano questo crocifisso a Jacinta da baciare, che lo dia da baciare, perché mi è accaduto un fatto con esso che poi le racconterò.
C’era don Valentín, e lo diede da baciare e non appena lo mise così, ella rispose:
- Questo crocifisso è già stato baciato.
Allora egli disse:
- È vero, è stato baciato. Due mesi fa lo diedi da baciare a questa bambina.
Questo signore era di San Vicente.
Quando ci fu la notte delle grida c’erano Jacinta e Maria Dolores; ebbero l’apparizione e dissero:
- Alle dieci di notte avremo di nuovo l’apparizione.
Conchita era ammalata, erano loro due sole. Ci dissero che alle dieci di notte rimanessimo presso quella stalla che c’era lì, che bisognava lasciarle sole. Lo facemmo e le lasciammo sole; ma quando eravamo lì, in attesa di vedere ciò che accadeva, iniziarono a gridare! Delle grida che a me veniva voglia di correre via! Io me ne sarei andata, ma mi fermarono.
Allora si presentò un Padre francescano e il Padre pregava. Quando piangevano, pregava, ed esse tacevano, e di nuovo piangevano ed egli pregava, tutta la gente piangeva e come piangeva!
Quando il Padre pregava, cessavano le grida.
Poi scesero più in basso; io potevo ormai avvicinarmi a loro, e caddero lì dove per la prima volta videro l’Angelo e piangevano e piangevano. Che lacrime, piangevano e piangevano! Io dicevo:
- Dio mio! Che cosa sarà questo? Ma che cosa vedranno?
Quando avvenne questo le bambine non ci dicevano nulla. Ma arrivarono a casa di Ceferino e lì scrissero su un foglietto un messaggio e dissero che tutta la gente doveva andare a confessarsi perché sarebbe venuto un castigo.
Tutti andarono a confessarsi. Avemmo una paura terribile, pensavamo che già allora sarebbe venuto il Castigo. La gente si confessò come se stesse per morire; fu una buona confessione.
In giorno dopo, andò anche Conchita e di nuovo gridavano e dissero che dovevano rimanere a pregare nella Calleja. Rimasero lì tutta la notte e io rimasi con loro. Alcuni rimanemmo con loro, per non lasciarle sole.
Tutte le cose che dissero stanno accadendo. Dissero pure che avrebbero negato tutto, che avrebbero dovuto avere molta opposizione nelle famiglie stesse e andare male le famiglie e moltissime cose che furono profetizzate e che stanno avverandosi tutte.
Io, in quei tempi, non pensavo che tali cose sarebbero accadute. Ma poi mi resi conto che tutto ciò che avevano detto iniziava ad accadere, e che tutto avverrà così come la Vergine lo ha detto loro.

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Laura González, vecina de Garabandal

Conosco bene le bambine. Nel paese di San Sebastián de Garabandal, ci conosciamo tutti.
All’inizio, quando esse iniziarono a dire che vedevano l’Angelo, ebbene realmente non credemmo loro perché erano presenti solo loro. Pensavamo che era una bambinata. Io non lo credevo, no. Le sgridavano e le sgridavamo; che non facessero quelle cose, che le avrebbero derise e cose del genere; poi, allora esse chiesero che andassero quattro persone con loro, che le accompagnassero.
Vi andarono lì quatto donne o cinque, chiunque sia, perché io veramente non lo so; e chiaramente, le videro come caddero, con la testa all’indietro, su quelle pietre, senza farsi male né nulla, e diventavano bellissime.
Non inciampavano con nulla. A volte andavano a grande velocità e dicevamo:
- Ah, si ammazzeranno! Ah, Dio mio!
Poi dicevamo loro:
- Ma perché correte così?
Esse non si rendevano conto, seguivano sempre l’apparizione. Il fatto è che l’apparizione andava avanti ed esse correvano. I ragazzi del paese non potevano seguirle.
Frequentemente uscivano di notte, passata la mezzanotte, moltissime volte; i forestieri erano soliti dire:
- Ah no, no, questo no! La Vergine non permette che si vada a quelle ore.
E domandavamo loro, e dicevamo loro:
- Ma, perché uscite a quelle ore?
- Perché la Vergine ci dice che è quando gli uomini commettono più peccati.
Quando cadevano in estasi diventavano bellissime. Erano come di color rosa. In estasi non erano nel mondo; ossia, mentre erano in estasi, non si poteva parlare loro, né si poteva dire loro nulla, esse non sentivano; ma se si incaricava una di loro che non fosse in estasi, Conchita o una qualunque di loro, che non fosse in estasi, attraverso di lei, quelle che erano in estasi la sentivano, ma non noi.
Esse dicono che la Vergine disse loro che, prima del Miracolo, ci sarà moltissima gente che smetterà di credere.
Entrarono nella casa di mia sorella, almeno due volte, in estasi. Eravamo lì quando arrivarono; eravamo sul balcone, la porta era aperta, entrarono e fecero il segno della croce a mia sorella e le quattro bambine se ne andarono. La cosa più bella e ciò di cui ridemmo di più, fu ciò che riguarda il frate. Quando non erano in estasi, siccome c’era molta gente che andava a fare loro delle domande o che si avvicinavano, se afferravano la persona dal braccio, in estasi ormai non si poteva liberare. Una notte, ah quanto ridemmo!, eravamo su una strada più in basso di dove stava Ceferino, una casa che c’è lì, e c’erano fuori dei tavoli per sedersi, e ci sedemmo lì quando dissero:
- Le bambine sono in estasi!
Conchita andava con attaccato un frate e quel frate dovette correre tutto, tutto ciò che corsero le bambine in quella notte. Vedevamo il povero frate correre di lì. Ormai non ce la faceva più. Ah che risa, Dio mio! Ci vergognavamo perfino di ridere ma non potevamo farne a meno.
Il poveretto dovette correre per tutto il tempo in cui durò l’estasi, quanto correvano le bambine. Io vivo nella parte in cui c’è la chiesa, vivo da questa parte, attaccata alla chiesa; dall’altra parte c’è un balcone lungo; in quella casa alloggiava il frate. Il giorno dopo mi disse la proprietaria:
- Ah, Dio mio! Che Le pare? Ieri sera dovette togliersi tutti i vestiti, tutto, tutto e glielo dovetti asciugare dalla sudata che aveva fatto.
Come non poteva un frate disfarsi di una bambina così piccola? Il frate rimase completamente convinto che era la Vergine, per dargli una prova e togliergli ogni dubbio, visto che le bambine erano così fresche ed egli sudava, e questo non lo dimenticò per tutta la vita.
Qui veniva una coppia sposata di Barcellona, e a loro piacque mio figlio e lo portarono lì a lavorare con loro, e lì si trova adesso e si sposò. La signora confessò in mezzo al paese, una notte, che ella non frequentava mai la chiesa; confessò pubblicamente che non andava mai a Messa, se non per un funerale, un matrimonio, una cosa del genere; ella lo confessò, ma ad alta voce. Questa signora disse:
- Io uscivo di notte, mio marito ed io, e spendevamo fino a diecimila pesatas in cose mondane.
Lo raccontava ella stessa, e disse che Dio aveva operato con loro un miracolo. Avevano un bambino con una paralisi infantile, di pochi anni, e lo portarono qui. Lo portarono una volta, e lo portarono un’altra volta, ebbene, il bambino guarì.
Fece la Prima Comunione qui. Nella mia casa ho pure la fotografia. La accompagnarono le quattro bambine. Ella le vestì di bianco, le scarpe, i vestiti, tutto; le vestì di bianco affinché accompagnassero il bambino. Non erano cattolici e si convertirono.
Don Valentín diceva che Garabandal, prima delle apparizioni, era il paese più religioso e più caritatevole della provincia. A Cabuérniga venne un giorno il Vescovo, e nell’omelia disse:
- Abitanti di Cabuérniga, date la parola di essere come gli abitanti di San Sebastián de Garabandal, che non fanno passare una sera senza pregare il rosario?
Oggi Lei guardi chi ci va. Questo è cambiato completamente. E dicono che affinché sia vero, la cosa deve avvenire così.
Durante le prime apparizioni, andavamo su, ai Pini. Io dicevo loro:
- Prendi, da’ questa pietra da baciare alla Vergine, che la baci in nome di un figlio, di una figlia…
Esse prendevano la pietra e la mettevano lì affinché la Vergine la baciasse; forse riunivano lì una dozzina o due dozzine di pietre. Le davano da baciare alla Vergine e di nuovo le mettevano lì, senza che esse vedessero dove. Poco dopo essere uscite dall’estasi, consegnavano a ciascuno la pietra che avevano dato loro, senza sbagliarsi mai. Questo lo vidi io.
Quando avvenne ciò che riguarda Padre Luis Andreu, anch’io ero lì, proprio lì, ai piedi dei Pini, quando egli disse:
- Miracolo, miracolo! Miracolo, miracolo!
Quattro volte.
Sì, sì. Lo disse Padre Luis Andreu; lo disse ad alta voce e con me lo sentirono coloro che erano lì.
Dice Conchita nel suo diario:
Era di sera quando quel giorno ci apparve la Vergine. Alla fine della recita del rosario, iniziammo a camminare verso i Pini. Arrivando a questo luogo, P. Luís Maria esclamò: - Miracolo, miracolo!
E rimase a guardare verso l’alto.
Noi lo vedevamo e nelle nostre estasi non vediamo nessuno e vedemmo P. Luis, e la Vergine ci disse: “che stava vedendo Lei e il miracolo che sarebbe avvenuto”. La gente dice che ai Pini avevamo recitato un Credo e che in seguito eravamo scese verso il paese nel medesimo stato e, quando arrivammo alla chiesa, la Vergine scomparve. Siccome a Mari Cruz già da diversi giorni la Vergine non appariva, ella continuò nello stato di estasi con la Vergine. Entrò in chiesa e presso l'altare della Vergine del Rosario e dell’Angelo San Michele, iniziò a recitare il Credo, molto lentamente, con la Vergine. Mari Cruz stessa raccontò che la Madonna pregava per prima, per insegnarle a pregare lentamente. Dopo il Credo, Mari Cruz recitò la Salve Regina; poi si fece il Segno della Croce molto lentamente, molto bene e parlava con la Vergine e diceva:
- Ah, che bello che sia venuto Gesù Bambino! Da quanto tempo non veniva! Perché hai tardato tanto a venire da me, e invece dalle altre tre vieni con maggior frequenza?
Queste parole le ascoltammo varie persone che eravamo vicine a lei, fra le quali P. Luis Maria Andreu, un seminarista e P. Royo Marin. Il giorno seguente noi quattro andammo a pulire la chiesa e, mentre stavamo scopando, arrivò la mamma di Jacinta molto spaventata e ci disse che era morto P. Luis Maria Andreu. Noi non ci credevamo, poiché lo avevamo visto il giorno prima. Allora, lasciando la chiesa scopata solo a metà, ce ne andammo per saperne di più.
Poco prima di morire, le sue ultime parole furono:
- Oggi è il giorno più felice della mia vita! Quanto è buona la Madre che abbiamo in Cielo!

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Aniceta González González:

18 giugno 1961
A Conchita avevo detto: “Devi venire a casa sempre di giorno, mai di notte”. Quel giorno stavo preparando la cena, era il mese di giugno. Saranno state circa le nove, era ancora giorno: ma, anche se era giorno, a me sembrava un po’ tardi. Quando arrivò stavo pensando: se oggi vieni un po’ tardi, domani mi verrai più tardi, devi venire qui all’ora giusta.
In quel momento entrò Conchita con agli occhi tracce di pianto. Si avvicinò qui, alla porta, a sinistra non appena si entra:
-    Mamma, oggi ho visto l’Angelo.
-    L’Angelo? Oltre ad arrivare tardi, adesso mi vieni a dire queste stupidaggini? A me non parlare di questo, eh!
Pensai che mi stava ingannando, affinché non la rimproverassi. Ella rimase appoggiata alla parete. Io non le dissi nulla, ma dentro sentii un brivido, sentii una cosa strana. Mi dissi: “Che cosa sarà mai questo?” Ma non le domandai nulla. L’apparizione avvenne una domenica.
Lunedì stavamo aiutando una signora. Qui sempre, quando c’è una signora che non può o che ha dato alla luce un figlio e che è un po’ malata, abbiamo l’abitudine di andare ad aiutarla tutte. Stavamo proprio sarchiando in quella terra lì davanti un campo di mais, di pannocchie, che era di quella ragazza, sorella di Maria. Eravamo lì circa 14 o 15 signore e ragazze, tutte assieme.
E dicevano:
- Di fatto, qualcosa è successo, avevano una faccia che faceva pena vederle, da quanto pallide rimasero.
E io tacevo; ciò che io volevo è che non si sapesse nulla, nulla. Avevo una cosa dentro, ma non volevo che nessuno sapesse quella cosa. Venendo dall’apparizione incrociarono la maestra e andarono in chiesa a pregare una stazione e poi andarono al ballo dove si trovavano le altre. Io non lo vidi, ma lo raccontò Conchita. Conchita venne a casa con la paura che la rimproverassi.
Allora io dissi a quelle signore:
- Non sarete voi così bambine come loro. Sapete già che le bambine, a volte, corrono in giro e dicono: “Ah, abbiamo visto un “tiu”! Questo è quello che è successo, e non è altro. Voi credete questo, e questo non deve essere creduto”.
Chiamiamo “tiu” una cosa che fa paura.
Io avevo una cosa qui dentro che non sapevo ciò che mi succedeva: ma non volevo che lo sapessero. Ci misi ancora dei giorni per andare a vederla; mi vergognavo.
Dove si trova adesso la casa di Serafín, in quella casa, io avevo un maiale, che chiamiamo il porco, e gli andavo a dare da mangiare là. Le apparizioni erano lì presso il melo della casa del sivigliano. Quando vi andammo, Conchita era con me, non si separava mai da me, andando a dargli da mangiare (al maiale), dice:
- Mamma, guarda la gente che c’è lì sopra!
Mi vergognavo che mi vedessero. Lì c’era gente dei dintorni, dei paesi.
- Taci.
Dicevo io. E in quel momento Conchita andò là dove erano le altre. Diceva:
- Mamma vieni, vieni, che c’è molta gente.
Io non volevo che nessuno mi vedesse e mi mettevo da parte affinché nessuno mi vedesse. Ma non fu possibile, mi videro e me ne andai a casa. Ma poi c’era qui già tanta gente che mi aveva visto che ormai andai là e la vidi completamente in estasi, e io dissi:
- Questo è vero.
Una persona incosciente, come lo ero io, non sapeva che cos’era; non sapevamo né che cosa era un’estasi, né che esse esistevano. Beh, qui c’è qualcosa. Mi ricordai di Lourdes e di Fatima. Perché ciò che è accaduto in un altro luogo non può succedere qui? Quel giorno c’erano lì le quattro bambine.

Io avevo l’abitudine, nel mese di maggio, di andare in chiesa a fare una visita di pomeriggio. C’era la Messa, perché allora c’erano sacerdoti tutti i giorni. Nel mese di giugno ero più occupata con l’erba, con la terra da sarchiare e non potevo più andare in chiesa.
Era il Sacro Cuore di Gesù e Lo pregavo in casa. Mentre stavo facendo la cena, ero così in ginocchio con quel libro che si passava di casa in casa un giorno al mese.
Quel giorno, nel libro, c’era un’immagine del Bambin Gesù. Conchita era appoggiata a me e, girando io la pagina, dice:
- Ah mamma! Il Bambin Gesù che vediamo è uguale a quell’immaginetta che tu hai lì.
Io, senza darle importanza, le dissi semplicemente:
- Beh questo è una miniatura, è piccolissimo!
- Ah sì, è un po’ più grande, ma è di questo colore.
Il bambino sull’immaginetta era un angioletto molto bello. Quel libro lo ritrovai io il giorno dopo, ma l’immagine non era più lì.

Io vidi le estasi di Conchita a cui potei andare, tutte, meno una o due, di tantissime che vedemmo. Per nulla al mondo sarei rimasta a casa. Siccome io pensavo che era la Vergine, io dicevo:
- Ella pure ha seguito la Passione, io pure seguo da qui mia figlia dove la Vergine la porta, perché no? Questo non mi costa assolutamente.
Conchita aveva piuttosto le chiamate in casa e aveva le estasi in casa e poi andavamo ai Pini, al cimitero, per le strade del paese, alla chiesa. Frequentemente usciva verso le 2, 3, 4 e 5 di mattina. Dopo aver ricevuto il messaggio, Conchita non aveva più di quattro apparizioni alla settimana, da una a quattro alla settimana.
In estasi, la sua faccia diventava bellissima. Andava senza alcuna stanchezza, senza alcun esaurimento, e usciva dall’estasi con gioia. Quando avvenivano quelle corse così grandi, i ragazzi e i miei, che erano forti, venivano a casa grondando acqua come se si fossero messi in una piscina, ma di sudore, ed ella era fresca, normale, aveva il battito normale.
Le altre tre bambine pure entrarono nella mia casa in estasi. In un’occasione le separarono, per vedere se si incontravano. Qui c’era la mia, le altre erano nelle loro case, che erano separate, e uscirono correndo e si incontrarono assieme nello stesso momento. Questo l’ho visto io.
Conchita diceva alla Vergine:
- Mia madre è molto brutta, è molto nera, ha i capelli bianchi…
E lì c’erano alcuni sacerdoti e dicevano:
- No, i capelli bianchi no.
Ma un po’ di capelli bianchi sì che li avevo.
Ella diceva:
- È  da un minutino che sei qui… già un’ora?...
Diceva alla Vergine.
E allora le signore guardarono un sacerdote che disse:
- Esatto, un’ora.
Parlavano piano, ma tutti dissero in contemporanea:
- Un’ora?
Vidi mia figlia cadere in estasi molte volte, addirittura dal focolare in cucina. Se aveva l’estasi quando era seduta sul focolare, si tirava in basso le ginocchia e non le succedeva niente. Faceva un suono come se cadesse un osso sopra una pietra e si sentiva perfettamente e, all’uscire dall’estasi, era normale, senza alcun dolore né danno alle ginocchia. Io vidi Conchita dare medaglie e oggetti baciati e tutto questo senza guardare a chi le dava, così in molti casi, moltissimi. Una volta passavamo presso le case dei Marinas, e risulta che, venendo da lì, una signora mise una fede nella tasca di Conchita. Mentre stava andando, un po’ più avanti, dice:
- Ah, ho una fede? No…, non ce l’ho…
A quanto pare la Vergine le diceva di sì. Conchita mise la mano in tasca e tirò fuori la fede; la diede da baciare, si girò indietro e la diede ad un signore che mi sembra che fosse di Bilbao, che era un maestro. Casi del genere ce ne furono moltissimi. Un’altra volta, arrivò lì un giovane con una signorina, dei fidanzati. Questo ragazzo era vestito in modo tale che mi sembrava un bandito. Io credevo fossero, appunto, due giovani fidanzati. Pioveva moltissimo, qui era pieno di gente. Conchita, in estasi, entrò in casa. Lì c’era mia sorella, tra moltissima gente. E quel signore disse a mia sorella:
- Dia questa Croce alla bambina.
E mia sorella disse:
- Perché gliela dovrei dare se non prendono nulla? In estasi non prende nulla.
- Beh, la dia a sua madre, affinché sua madre gliela dia.
Venne mia sorella e mi disse:
- Prendi, dice quel signore che dia questo a Conchita.
- Perché gliela dovrei dare se non la prende?
Allora mi venne un’idea. Era una croce appesa ad un cordone; mi venne l’idea di appenderla a Conchita tra le dita, visto che Conchita aveva le mani giunte. Conchita insisteva con la visione:
- Non porto nulla. Non porto nulla…
Questo si sentiva chiaramente, anche se lo diceva a bassa voce; io ero molto vicina a lei.
- Beh prendilo, se porto qualcosa.
Nel dire questo, Conchita fece un passo in avanti, mosse le mani verso il basso e, nel muovere le mani verso il basso, la croce cadde, e nel fare il passo, pestava la croce.
- Ah, la pesto?
Si abbassò e prese la croce, in estasi, la diede da baciare all’apparizione, si girò verso quel signore, gli fece il segno della croce con la croce e gliela diede da baciare. E diede di nuovo la croce da baciare alla visione e disse:
- Con un abito così bello com’è quello dei domenicani, che pena che venga così!
Allora tornò dal signore, gli tolse gli occhiali e glieli mise nelle mani. Il signore aveva paura e io gli dissi:
- Non abbia paura che glieli rompa.
Gli fece il segno della croce, gli diede da baciare la croce e poi gliela mise al collo, e, nel mettergliela al collo, al posto di mettere l’immagine verso fuori la mise verso dentro.
- Ah, l’ho messa al rovescio?
Gli tolse un’altra volta il cordone, la girò e gliela mise di nuovo. Poi gli aprì la mano, gli prese gli occhiali e glieli mise. E tornò a dire:
- Che pena che venga così, in questo modo!
Era un Padre che veniva fingendo, vestito in borghese, con una signorina che era sua sorella, e venivano come due fidanzati, ma erano fratello e sorella, avevano il negozio proprio lì a fianco. Di questi casi potrei raccontarne moltissimi, moltissimi.
Un giorno, nella mia cucina, ci fu una levitazione, ma io non la vidi. Stavano qui, parlando di questo, il sergente di brigata Juan Seco, Don José Ramón, il dottor Ortiz e molti che erano lì, pure alcuni sacerdoti. La Signora Mercedes Salisachs intervenne in quel momento:
- Io sentii che ci fu una levitazione; non arrivai a vederla perché c’era una tale quantità di gente; ma tutti dicevano:
- Si sta elevando, si sta alzando da terra!
Ma io non lo vidi. Chi vidi fu Loli, vidi Loli in levitazione. Questo era molto usuale.
Conchita, la prima notte delle grida, non c’era, perché era malata in casa; ebbe l’estasi, ma non uscì. Addirittura scrisse una lettera che non so per chi fosse. Senza guardare e nell’aria, scrisse la lettera perfettamente. C’era moltissima gente che lo vide; il foglio nell’aria, senza appoggiarlo in nessun posto.
Non vidi neppure il miracolo dell’Ostia. Ella mi disse una sera:
- Mamma, se vuoi, ti dico il miracolo, il piccolo miracolo.
Lo aveva annunciato ad altre persone nel paese, ma non a me. Io di quelle cose non volli mai sapere nulla prima degli altri, perché mi sembrava una cosa così grande. Io volevo aspettare come tutti; non le domandai nulla, mai nulla; ma ella diceva:
- Te lo posso dire.
Proprio qui c’era mia sorella, e disse:
- Di’ di sì, dillo.
- Di’ di no, non lo dire, a me non dire nulla, lo vedrò.
E allora mi disse:
- Mamma, mi ha detto la Vergine che te lo dica.
- Ah! Se te lo ha detto la Vergine, allora fa’ ciò che vuoi; ma a me non interessa perché io voglio essere una come tutti gli altri, come se io non fossi nulla, quando lo vedranno gli altri lo vedrò anch’io.
E allora andò ed ella disse:
- Beh, mi sarà vista l’Ostia il giorno in cui farò la Comunione.
- Ohi! E questo mi dici che è un piccolo miracolo? Questo è il maggior miracolo che ci può essere nel mondo, il maggiore che c’è: l’Eucaristia.
- Ma allora, tu, dopo che avverrà questo miracolo, crederai?
- Sì, sì, totalmente. Il Santo Padre mi può dire: non è vero, che questo fu un fenomeno o qualcosa del genere. Io rimarrò con ciò che disse il Santo Padre, ma dentro di me io rimango con il fatto che tu ricevesti la Comunione dalle mani di un Angelo.
Così le risposi, ma io non lo vidi. Tre figli erano fuori di casa, uno era in casa con le mucche. Io pensai dentro di me, e dissi: se vengono i quattro figli e si riuniscono, io vado in chiesa e, mentre avviene il miracolo, io sto lì a pregare. Che lo veda un altro.
Volevo fare un sacrificio. Serafín, il maggiore, non venne perché da poco se n’era andato a fare un lavoro. Non mi preoccupai di correre a vederlo. Non lo vidi, ma sentii le grida da casa; c’era molta gente. Sentii le grida, delle grida, e dissi:
- Ah, ormai me l’hanno ammazzata!
Pensai così, che me l’ammazzavano e che picchiavamo i miei figli; c’era la Guardia Civile e tutta la gente. Io la pensai morta. E dissi:
- Ma che cosa succede? Che cosa succede?
- Che l’ho visto, che l’ho visto!
Venne una signora e mi prese da un braccio, mi trascinava:
- Che l’ho visto, che l’ho visto!
- Ma che cosa hai visto?
- Ho visto l’Ostia!
- Ah, bene, se hai visto l’Ostia, allora, grazie a Dio!
Ormai rimasi completamente tranquilla. Allora rimasi con una felicità così grande che per me era già finito tutto.

Aniceta ha un ricordo speciale di Pepe Díéz perché fu colui che si prese cura di Conchita durante il giorno del Miracolo.
Il fatto è che a quel Pepe, siccome mancava uno dei ragazzi e rimaneva l’altro, quello più giovane, qui con le mucche, gli dissi io che per favore proteggesse un po’ Conchita. Egli vide molto, molto di ciò che avvenne. E andava con mia figlia, perché la proteggeva, con la gente che c’era, e quando avvenne la Comunione visibile anche lui era lì. Io lo chiesi a lui, ed egli me lo raccontò. C’era pure Benjamín, che io allora non conoscevo. Un giorno mi disse uno dei ragazzi, Aniceto, quello che è morto:
- Madre, c’è un signore qui che vuole prendere Conchita. Io non gliel’ho permesso, gli ho detto che lo chiedesse a te.
Ella andava in estasi verso l’alto, verso la calleja, ed egli mi disse chi era Benjamín. E allora io dissi a Benjamín:
- Senta, può prenderla adesso; Conchita è lì in ginocchio sulla calleja, può prenderla.
Non so perché permisi che la prendesse, perché io non volevo che andassero da lei. Ma Benjamín era un signore che mi sembrava buono e con una faccia seria. Si mise a prenderla e non la alzò. E io dissi, dopo che terminò l’estasi, e venne qui in cucina:
- Senta signore, può prenderla di nuovo?
- No, no; da parte mia ne ho già avuto abbastanza.
Una notte, c’erano alcuni che avevano un aspetto cattivo e Serafín disse a don Valentín:
- Metterò Conchita in casa, questa notte non ce la faccio con la gente.
- Allora mettila, mettila in casa.
Arrivò Conchita in estasi; va Serafín, le apre la porta, perché aveva la chiave, e la prende qui. Dice che nella sua vita non ha mai preso un peso così grande, e Conchita aveva 12 anni. La sollevò; ma dice che un peso come quello nella sua vita non l’ha mai visto, ma non la sollevò nient’altro che proprio lì.
Conchita in estasi diceva:
- Ah, mi vogliono chiudere!... ma tu vedi già che vado con Te.
Serafín sentendo questo disse:
- Va’, vattene, benedetta da Dio!
La bambina si sentiva completamente sicura stando con la Vergine. Questo lo sentii pure io perché aprendo la porta entrai.

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D. Juan Alvárez Seco, brigata della “Guardia Civile”

Durante le apparizioni D.J.A.S. era il carabiniere della Guardia Civile capo della sessione di Puenteansa, luogo che appartenne a San Sebastian de Garabandal.
Quando ero vicino alla mia promozione a Brigata, mi dicevo: “Non desidero essere destinato al Nord”; si capisce però che la Divina Providenza fece si che fossi destinato a Santander, fatto che più tardi meditè e capì che il mio destino fosse a Nord e specialmente entro i limiti delle province di Palencia, Asturias e Santander a Rioansa.
Il primo di Aprile del 1961 ero incaricato de la Linea de la Guardia Civil del menzionato luogo e con molte raccomandazioni dei miei capi come fatto speciale e con molto tatto, poiché il precedente carabiniere era dovuto andare ad altra destinazione per ordine dei superiori a benefizio del servizio.

Ero solo da due mesi in questo posto, ragione per la quale avevo appena avuto tempo di conoscere il mio luogo di lavoro assegnato. I fatti che mi propongo di raccontare, iniziano il 18 di Giugno del 1961.
Qualcosa di meraviglioso succede nella mia circoncisione e a questo punto me ne rendo conto il giorno venti dello stesso mese, in occasione di una visita del dottor Dr.D.Josè Luis, sorpreso a sua volta per le notizie che le avevano appena dato due donne de San Sebastian de Garabandal, che dicevano che il arcangelo San Michele era apparso a quattro bambine.


In quel momento non ero sicuro se chiedere la ricetta al medico per le mie orecchie, oggetto della consulta, perché mi dava l’impressione che non ne avevo più bisogno; avevo sentito perfettamente, quanto avevano detto le due donne.
Tornato al mio cartel per fare il rapporto al capo Don José Fernandez Codesido al quale ho ordinato d’andare il primo possibile a S.S.di G. e facesse una relazione sulle quattro bimbe a proposito dei fatti.
Al suo ritorno lui m’informò che effettivamente tutte loro avevano coinciso en la apparizione dell’angelo. Le protagoniste erano Conchita Gonzalez di dodici anni orfana del padre. Maria Dolores Mazon Gonzalez della stessa età de la prima e figlia del presidente della giunta vicinale di San Sebastian, il signor Ceferino, Jacinta Gonzalez anche lei di dodici anni con genitori e fratelli e Maria Cruz Gonzalez Barrido, la più piccola del gruppo di undici anni.
Le quattro supposte veggenti informarono separatamente il capo Fernandez che loro stavano giocando alla “canica”all’entrata della “calleja”chiamata la “Ventura”.
Vicino a un piccolo orto del maestro della scuola, orto nel quale cera un albero di mele pieno di frutti che chiamavano l’attenzione delle bimbe, che come cose di ragazzate presero delle mele dal albero, per mangiarle , dandole nessuna importanza , visto la loro  età.
Per quanto riguarda le apparizioni ho pensato conveniente raccontarlo ai miei superiori. Però seguendo i consigli del parroco Don Valentin Marichalar, ho tralasciato questa informazione qualche giorno in attesa di nuovi fatti.
Il giorno 21 di giugno ho deciso di far visita al parroco che ho incrociato in strada nella macchina dell’Indiano per andare a Santander per fare un’intervista con il vescovo. La cosa mi obbligò di tornare in fretta al mio cartel e dare per mezzo di una guardia una relazione  al mio superiore informandole di quanto era successo a Garabandal
Il giorno dopo il ventidue sono tornato nuovamente a Garabandal con la mia ordinanza per informarmi personalmente sui fatti occorsi
Un piccolo villaggio delle montagne abitata da circa sessanta persone, ma è grande per la cordialità dei suoi abitanti.
Appiccicata sui promotori dei "Picos d’Europa "y prossimo a Pena Sagra, limita la zona con le provincie di Asturias, Palencia, e Santander. Per arrivare a Garabandal bisogna montare un duro cammino, che parte da Cosio. Serpenteggia per le montagne per 7 km fino arrivare al villaggio.

Adesso si arriva facilmente per una nuova strada costruita dopo. La vecchia strada aveva alcuni passi difficili per le macchine dovuto al fango e le pietre per la qual ragione era meglio di montare a piedi o con delle  macchine fuoristrada.

Durante il mio accenso a questo piccolo villaggio ho potuto ammirare un paesaggio meraviglioso che mi ricordava i presepi che nell’epoca di Natale si facevano in Catalunya. Arrivato vedi come per le strade correva l’acqua, galline e i maialini senza che mancassero le pecorelle, le capre e le  mucche con i suoi campanelli e squilli e trilli.

Le abitudini degli abitanti sono primariamente religiose, mai dimenticano la recita dell’Angelus con alcun pretesto, appena l’orologio segna il mezzogiorno. Di pomeriggio recitano il Santo Rosario diretti dal parroco e in sua assenza dalla maestra o dalla vedova Maximina. All’inizio della notte, la moglie di Simon e madre della veggente Jacinta esce dal villaggio con una lampada e una campanella per ricordare agli abitanti le ultime preghiere della giornata. Le domeniche, dopo aver sentito la Santa Messa nella piccola antica e umile chiesina ci si riposa. Di pomeriggio la gioventù si trova sotto un portico cantando e suonando un tamburino. Si nota il rispetto e l’onestà nelle loro voci e nei loro movimenti.

Come detto prima, accompagnato dalla mia ordinanza Celemin, mi presentò una vicina chiamata Valentina, la quale molto amabile e riflettendo nel suo viso un’espressione di bontà e dolcezza , trattandomi come se mi avesse da sempre conosciuto e sin farsi pregare me raccontò che la prima apparizione era stata domenica 18 dopo che le ragazze erano uscite a pregare il Santo rosario e fossero state al Catechismo nella Chiesa; e che una volta libere per  giocare decisero  di andare alla “calleja” della Ventura lasciando le altre ragazze che stavano con loro e/o invitando a qualcun’ altra di montare con loro per giocare a la “canicas”, cosa che fecero ,come anche prendere delle mele dal albero del orto del signor maestro, il quale vedendo che l ‘albero si muoveva chiese ala moglie di andare a vedere cosa stava succedendo perché credeva che fossero le pecore che erano sotto l’albero. Al sentirlo, le ragazze incominciarono a ridere ma niente di peggio successe. Una volta, sazie di mele e con qualcuna nelle borsette, sentirono i primi rimorsi di coscienza e la reazione delle bambine fu di incolpare il diavolo per quanto avevano fatto; tutte infervorate presero delle pietre tirandole in un angolo con tutte le loro forze, dove pensarono che ci fosse il diavolo ridendo di loro. Una volta tranquille uscirono dell’orto per ritornare ai loro giochi. Fu allora che Conchita vide apparire di colpo una figura molto bella, piccola con ali molto luminose e mostrando l’ apparizione diceva “Li, …Li….
Le altre ragazze vedendo Conchita in simile atteggiamento, provarono a correre per avvisare le loro famiglie: Pensavano che aveva avuto un giramento di testa, ma in quel momento anche loro videro estasiate l’angelo in quella posizione e gridarono “L’Angelo”!
Cerano altri bambini nella strada che incominciarono a tirare pietre e allora l’angelo li porto più in alto, en la” calleja” a circa 50 metri di li y una volta arrivati si misero in ginocchio. Mentre vedevano l’angelo e stavano attente a quanto lui le diceva, voleva passare fra loro un vicino che arrivava dall’alto dalla montagna con un vaso per il miele; poiché non si separavano per lasciarlo passare, si è molestato, ignorando quanto li succedeva. Una volta passato in direzione del villaggio si stupì perché le bambine non si muovevano dalla posizione in ginocchio che lui aveva visto. Lui racconta che tutta la notte seguente non poteva dormire pensando che aveva visto qualcosa di strano e lo disse alla moglie la quale le rispose che erano cose di bambine.

Durante questa prima apparizione l’angelo chiese alle bambine che si recassero ogni giorno allo stesso posto a pregare il Santo Rosario e che Lui sarebbe stato con loro. Le bambine spaventate e piagnucolose furono alla Chiesa per pregare e più tardi informare le loro rispettive famiglie. La reazione delle famiglie, temendo che le ragazze mentissero- erano contrarie a che andassero il giorno seguente alla “calleja”. L’unica che si oppose sicuramente era la madre di Conchita, pero le altre bambine insistettero e allora dissimulò affinché andasse con le altre alla “calleja", promettendo che loro andassero e che Conchita li avrebbe raggiunti dopo. La signora Valentina diceva che era “meglio che avessero visto l’angelo, che altra cosa peggio" Varie donne li spiavano e vedendo che era certo quanto dicevano, si fece una grande rivoluzione nel villaggio. Si annunciò a tutti e convinti, senza che alcuno si prese gioco di loro, furono alla “calleja “per assistervi. A partire di questo giorno, io ero contento e dette l’ordine di mettere un paio di guardie a Garabandal. La notizia correva per tutti i villaggi vicini e giornalmente la gente arrivava a Garabandal lo che m’indusse a intensificare la vigilanza.
Dopo a terza e quarta apparizione dell’angelo, passarono otto nove giorni senza nuove apparizioni, cosi che la gente non si fidavano più. Ma dopo questi giorni l’angelo appare di nuovo e ogni giorno si trovarono a Garabandal dai 500 a 3000 pellegrini per essere presente. Ricordo che le veggenti dicevano che avevano tre chiamate: La prima dicevano, li dava una grande gioia perfino nel petto e nella gola, lo stesso succedeva anche durante la seconda.. Si vedeva alla seconda che erano nervose e si mettevano un golf come per andare alla chiesa.


Dopo varie apparizioni dell’Angelo arrivò a Garabandal un maestro per dare lezioni che si erano sospese al figlio dell’Indiano Etaquio e questo maestro per l’intercessione del parroco Don Valentin doveva stare appresso alle veggenti e accompagnarli durante le apparizioni per sentire quanto dicevano e prendere appunti.


La gente che montava al villaggio per vedere le apparizioni diceva che erano ipnotizzate o che li davano pillole e altre cose del genere. Dopo un’apparizione mi disse un compagno, il sargento della Guardia Civil che al terminar l’estasi di Conchita, il maestro la avevo portata dall’Indiano per verificar che quanto diceva la gente era vero e che era il maestro che le dava le pillole. Atto seguente, mi traferì alla casa di Indiano e effettivamente vedo che il maestro sta in una stanza  con Conchita; le domandi perché e i contesta che incaricato da Don Valentin al finalizzar la apparizione doveva informarsi dalla veggente di che cosa aveva parlato con l’angelo , che è quello che desidera per farne una relazione e darlo a Don Valentin affinché o mandasse al vescovo


Ricordo che le veggenti appena erano riconosciute uscivano di corsa per andare alla “calleja” a vedere l’angelo. Il medico disse che le ragazze erano epilettiche e malate e che quanto succedeva, era dovuto a questa malattia. Pero io vedo che le bambine stanno più che bene e ogni giorno più belle e sane; mentre che i genitori e i fratelli si vedono stanchi e i loro visi, come se fossero esauriti fisicamente dato la mancanza di riposo.


Il parroco e altri ordinano che le ragazze fossero separate di due in due per verificare che effettivamente tutte arrivavano ala stessa ora alle apparizioni e durante la ‘ultima apparizione le quattro escono da diversi luoghi per coincidere nel “cuadro” allo stesso momento.

Le quattro bambine escono dall’estasi con la stessa facilità con la quale entrano. Erano più contente e assolutamente normali e quanti vedevano la scena, rimanevano impressionati, tutti volevano toccarli i cappelli e le donne baciarli, dovuto alla copia che li custodisce finche i gruppi di curiosi, si dissolvono.


Il sabato 24 di giugno che aveva avuto notizie da tanti luoghi passeggiava nel villaggio. Nel posto delle apparizioni avevano costruito una parete di legno per evitare che le ragazze non fossero maltrattate con punture e che fossero circondate soltanto dai preti e lasciate fuori dalla vista della gente, evitando pure le valanghe del pubblico per non pressionare le veggenti. Alla fine delle apparizioni andarono alla sagrestia per spiegare al parroco Don Valentin e ad altri quello che avevano visto.


24-25 di giugno. Molta più gente di prima, vari sacerdoti e medici.
Durante li estasi un medico voleva alzare Conchita, ma per il grande peso che pareva avesse in questo stato, cade sulle ginocchia al suolo da quest’altezza producendo un forte rumore. Terminato e avendo esaminato le ragazze si vedevano chiaramente il segno della caduta di Conchita le punture e i graffi che a mo’ di prove avevano fatto ad alcune delle veggenti, senza che loro accusassero il minore dolore ne fecero dolorose espressioni quando li fecero. Non si rendevano conto di niente, né  del mondo esteriore e uscite dalle estasi avevano dolori. Rimaneva solo i segni.

I testimoni

 

Aniceta GonzálezDavid Toribio

David aveva 26 anni quando, il 18 giugno 1961, l’Arcangelo San Michele cominciò ad apparire alle quattro bambine, Conchita, Jacinta, Mari Loli y Mari Cruz, preparandole per la visita della Madonna. Il giorno seguente si trovava seduto con alcuni giovani all’ingresso del paese, quando passò Conchita. Uno dei ragazzi domandò alla più grande delle veggenti, con fare beffardo: «Allora? Com’era l’angelo? Aveva un bastone? Una bisaccia? Com’era?». Conchita si allontanò piena di vergogna per le canzonature dei ragazzi che continuarono a farsi beffe delle bambine, ma solo finché videro la prima estasi.

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Aniceta GonzálezAniceta González

Madre di Conchita

“Mia figlia è una ragazza molto buona. La portavo in chiesa con me. Dopo il rosario facevamo la Via Crucis e pregavamo.” Il 18 giugno 1961 Conchita torna a casa con gli occhi piangenti, e Aniceta racconta: “Mi disse:
-    Mamma, oggi ho visto l’Angelo.
-    L’Angelo? Oltre ad arrivare tardi, adesso mi vieni a dire queste stupidaggini? A me non parlare di questo, eh!
Pensai che mi stesse ingannando affinché non la rimproverassi. Ella rimase appoggiata alla parete. Io non le dissi nulla, ma dentro sentii un brivido, sentii una cosa strana. Mi dissi: Che cosa sarà mai questo?”

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Serafín GonzálezSerafín González

Fratello maggiore di Conchita

“Non ero presente quando iniziarono le Apparizioni… Lo venni a sapere per la prima volta a Torrelavega. Stavo arrivando a Torrelavega, scendendo alla Stazione Nord. Lì stava lavorando un ragazzo che era stato mio compagno durante il servizio militare.
-    Ehi, Serafín! Ma che cosa succede là nel tuo paese?
-    Ah, non mi dire, non lo so! È già da due mesi che non ci sto."

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Miguel GonzálezMiguel González

Fratello di Conchita

“Quando ero giovane e lavoravo nei campi, la campana della chiesa del paese suonava a mezzogiorno. Tutti smettevamo di lavorare, anche quelli che stavano con il bestiame, e pregavamo l’Angelus. Poi, la sera, tutti, uomini, donne, bambini, tutti tornavano alle loro case per poi andare a pregare il Rosario in chiesa. E questo succedeva ogni giorno."

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Simón GonzálezSimón González

Padre di Jacinta

“Quando avvenne la prima apparizione dell’Angelo, Jacinta disse in casa, alla sera, che aveva visto l’Angelo, e io non ci credevo. Noi non dicemmo nulla a nessuno fino a quando si era già divulgato.”
“Per il modo con cui ella si spiegava pensai che c’era qualcosa. Il primo giorno in cui vi andò la gente, io non vi andai. Quando scesero e mi raccontarono ciò che era successo, mi dissi: ‘Quanto mi dispiace non esserci andato anch’io!’.”

 

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María GonzálezMaría González

Madre di Jacinta

“All’inizio mi costò molto credere, e lo dicevo a Jacinta: ‘Ah, Jacinta, prima di nascere mi hai dato dei malesseri e adesso, Dio mio, che dispiaceri mi stai dando!’
Eravamo in cucina, e Jacinta mi dice:
- Ah, mamma! Stavamo prendendo delle mele ed eravamo già sulla Calleja (stradina rocciosa) quando Conchita gridò. Gridando, rimase immobile guardando verso l’alto. Guardammo, vedemmo un bagliore, e rimanemmo come Conchita”.

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Miguel Ángel GonzálezMiguel Ángel González

Fratello di Jacinta

Miguel è uno dei fratelli di Jacinta, è di un anno maggiore. Aveva 13 anni quando iniziarono le Apparizioni. “La prima volta che sentii parlare delle apparizioni fu il giorno in cui esse dicevano che avevano visto l’Angelo, il 18 giugno 1961. Andai a vedere le estasi quando vi si recò la maggior parte della gente.”

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Laura GonzálezLaura González

Vicina di Garabandal

“Conosco bene le bambine. Nel paese di San Sebastián de Garabandal, ci conosciamo tutti. All’inizio, quando esse iniziarono a dire che vedevano l’Angelo, ebbene realmente non credemmo loro perché erano presenti solo loro. Pensavamo che era una bambinata. Io non lo credevo, no.”

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D. Juan Alvárez SecoSig. Juan Alvárez Seco

Sergente di Brigata della Guardia Civile

Nel corso delle Apparizioni, il Sig. Juan Alvárez Seco era sergente di Brigata della Guardia Civile, capo della sezione di Puentenansa, circoscrizione cui appartiene San Sebastián de Garabandal.

“Quando era vicina la mia promozione a sergente di Brigata, pensavo tra me e me: - Non vorrei proprio essere destinato nella parte Nord”.

 

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