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Autor: Fuego de campamento

FC ha realizzato la canzone dei titoli di coda di Garabandal, Solo Dio lo sa, del 2018. All’epoca presentammo al regista due bozze con il titolo “Non te ne andare”.

Ci siamo uniti nel Santo Matrimonio

La Madonna di Garabandal ha mosso Diego al pentimento e al desiderio di conversione. Questo l’ha portato a regolarizzare la sua vita e a contrarre il Santo Matrimonio con Ester, che ora può finalmente chiamare “mia moglie” e che è la madre dei suoi tre figli. Quanti cuori ritorneranno a Dio se Nostra Madre potesse parlare loro da Garabandal!

loringPadre Jorge Loring e Garabandal

ANDIAMO A GARABANDAL

 Padre Jorge Loring Miró, S.J., fu un grande apologeta spagnolo, autore del best seller “Para salvarte” (N.d.T.: Per salvarti), molto noto per le sue apparizioni televisive e per i suoi convegni in tutto il mondo, e specialmente per le duemila conferenze che diede sulla Sacra Sindone. Morì il 25 dicembre 2013, a 92 anni, lasciando un enorme patrimonio di donazione a Dio e di amore alla Chiesa. Padre Loring non nascose mai la sua convinzione riguardo alla soprannaturalità dei fenomeni di Garabandal, come ci spiega in questo articolo Román Martínez del Cerro, amico intimo di Padre Loring e testimone dei fatti accaduti a Garabandal.


 

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In occasione della morte di David Toribio, testimone di Garabandal

Il 15 aprile di quest’anno 2020, all’età di 85 anni, è morto David Toribio, uno dei testimoni più importanti ancora in vita delle apparizioni della Vergine Maria a Garabandal. Con quanta pazienza ripeté i fatti cui aveva assistito ad ognuno delle centinaia o probabilmente migliaia di pellegrini che, nel corso degli anni, gli chiedevano di raccontare. Con che forza dichiarava: «Sono ogni giorno più sicuro che tutto fu vero, ogni giorno sempre di più»! Tuttavia, David non parlò sempre con la stessa certezza riguardo la soprannaturalità delle apparizioni di Garabandal. Per comprendere ciò, dobbiamo tornare indietro all’epoca delle apparizioni.

David aveva 26 anni quando, il 18 giugno 1961, l’Arcangelo San Michele cominciò ad apparire alle quattro bambine, Conchita, Jacinta, Mari Loli y Mari Cruz, preparandole per la visita della Madonna. Il giorno seguente si trovava seduto con alcuni giovani all’ingresso del paese, quando passò Conchita. Uno dei ragazzi domandò alla più grande delle veggenti, con fare beffardo: «Allora? Com’era l’angelo? Aveva un bastone? Una bisaccia? Com’era?». Conchita si allontanò piena di vergogna per le canzonature dei ragazzi che continuarono a farsi beffe delle bambine, ma solo finché videro la prima estasi. In quel momento il loro scetticismo iniziale si troncò sul colpo. David confessava: «Rimanemmo... perché le bambine non erano più loro stesse. Tutto era cambiato in loro: il loro sorriso, il loro modo di parlare... non le si riconosceva. Fu una sensazione “super forte”». David non poteva evitare di commuoversi ricordando il rapporto delle bambine con la Madonna: «Era un rapporto molto intimo, come di un grandissimo amore. Diventavano contentissime. “Ah, vai già via? Se sei stata solo niente più che un minutino”. Loro volevano rimanere con Lei. Era una relazione incredibile».

In quella prima estate del 1961, quasi tutte le estasi avevano luogo nella cosiddetta Calleja (N.d.T.: stradina), un sentiero di pietre, alla periferia del paese, che sale fino ai Pini. Dopo alcuni giorni, essendosi sparsa la voce, un numero sempre più grande di forestieri si riuniva attorno alle bambine in estasi. I giovani dovettero darsi da fare per proteggerle dalla folla. Con dei pali ben conficcati nel terreno e delle assi, i giovani prepararono uno spazio che denominarono “Cuadro”, al cui interno potevano stare solo le bambine e, insieme a loro, i medici e i sacerdoti autorizzati dalle famiglie. Era già sufficiente perché, come ricordava David: «Quando erano in ginocchio, in estasi, le conficcavano delle cose nelle gambe, le bruciacchiavano. Facevano loro qualsiasi atrocità!». Quando le bambine iniziarono a uscire dal Cuadro, percorrendo in “marce estatiche” le strade del paese, i giovani cercavano di seguirle per proteggerle. Anche il giorno dell’annuncio del primo messaggio della Madonna, il 18 ottobre 1961, si trovavano presenti per organizzare una catena umana che le circondasse per impedire che venissero schiacciate.

Da questa posizione privilegiata, David vide cose incredibili che lo segnarono profondamente. Ma «poi - come egli stesso spiegava - venivano i commenti della gente colta, e ti trovavi come tra l’incudine e il martello». Si recava alla Fiera del Bestiame di Torrelavega, dove gli allevatori degli altri paesi si facevano beffe di lui e lo schernivano appena venivano a sapere che era del paese delle apparizioni, ed egli rimaneva confuso. O leggeva sui giornali che «Quello che avviene a Garabandal è solo un gioco da bambine» o un problema di “quattro bambine isteriche”, e si diceva: «Com’è possibile che i giornali dicano queste cose? Com’è possibile che parli così la gente che dice di sapere, che dice di intendersene? Finché un giorno qualcuno disse, non so se fu Ángel, di Victoria: “Che cosa sarà più importante, quello che vediamo con i nostri stessi occhi o quello che dice e scrive la gente?”. Noi rispondemmo: “No, niente affatto! È molto più importante quello che vediamo!”. “Ah, beh, allora essi dicono una cosa e noi ne vediamo un’altra”. Fu un periodo difficile. Un periodo strano».

I poveri abitanti di San Sebastián di Garabandal soffrirono molto in quell’epoca. Poi però tornarono a vedere la sorprendente successione di segni straordinari e inspiegabili per la scienza che si sommavano nelle estasi, e nei loro cuori rinasceva la speranza. Come quella volta che tanto impressionò David: «Un giorno in cui (le bambine) salirono ai Pini, tutto il paese salì insieme a loro. Mentre tutte e quattro guardavano il Pino dove ora è posta una statua della Madonna, ad un certo punto, iniziarono a indietreggiare, indietreggiare, indietreggiare, camminando all’indietro, e scesero di spalle fino al paese. Il fatto è che sul loro cammino si trovava una roccia, alta circa tre metri. Ed esse scesero all’indietro. È totalmente impossibile. (...) Come scesero le bambine? Questo nessuno lo vide. Qualcuno le fece scendere. Altrimenti sarebbe impossibile». David era convinto che questo “qualcuno” che fece scendere le bambine dal ripido pendio, senza che si facessero male, fu la Madonna. Per questo ripeteva l’esclamazione detta dalla scrittrice Mercedes Salisachs: «Se queste bambine non vedono la Madonna, se non è la Madonna a condurle, devono avere degli occhi nei piedi, perché non inciampano e non cadono mai nelle pozzanghere di fango».

Dopo un paio d’anni come testimone di come il Cielo si facesse presente nel suo paese ogni sera, David se ne andò a lavorare all’estero. Quando fece ritorno in Spagna, con il passare degli anni, era tutto finito. Per un po’ di tempo si mantenne lontano dal flusso dei pellegrini, finché una mattina, circa trent’anni fa, «successe che cadde un fulmine ai Pini». Quel giorno, David cambiò radicalmente il suo atteggiamento.

Che cosa accadde? «Una notte ci fu una tempesta molto forte. Mi svegliò un tuono potentissimo. La casa tremava. Io pensai: “È caduto un fulmine in paese”». Fatto sta che, uscendo di casa, verificò che il fulmine non era caduto nel paese. David ebbe una specie di presentimento: «È caduto ai Pini». Effettivamente, il fulmine era caduto su uno dei Pini, precisamente il secondo Pino salendo dalla Calleja: «Andai ai Pini e, prima ancora di arrivare, vidi l’accaduto. Credevo di impazzire. Fu un miracolo impressionante». In quel momento, su quell’albero si trovava una piccola immagine della Madonna del Carmelo, collocata su una placchetta di ferro. Era stata collocata da un gruppo di Valencia nel 1961 e lì era rimasta, nonostante più tardi fosse stata collocata un’altra statua della Madonna in un’urna nel Pino centrale, alla quale la gente si avvicinava per pregare. David spiegava: «Quando (un fulmine) cade su un albero, è come un filo conduttore: deve scendere fino alla base dell’albero, fino ad essere assorbito dalla terra o dall’acqua. (Il fulmine) colpì un ramo di quelli molto lunghi e passò al tronco che era grosso così. Scese giù per il tronco e, una volta arrivato all’immagine, scomparve. Fece un arco e (saltò) al primo pino di lato. Io rimasi scioccato. Se avesse continuato, se non avesse fatto quest’arco, avrebbe distrutto la Madonnina, l’avrebbe distrutta completamente. Ora l’immagine è stata rimossa, ma si possono ancora vedere le placchette di ferro sulle quali appoggiava la piastra d’acciaio. Si può vedere come il fulmine non proseguì».

Per noi che siamo nati e cresciuti in città, è possibile che questo aneddoto non significhi nulla. Tuttavia, un uomo come David Toribio, nato e cresciuto in montagna, che viveva in stretto contatto con le leggi della natura che sapeva bene essere immutabili, comprese di trovarsi di fronte a un miracolo, di fronte ad un altro segno di soprannaturalità. Il fulmine era stato deviato dal suo percorso naturale per evitare che danneggiasse la statua della Madonna: «Quel giorno rimasi... rimasi a piangere lì. Perché noi, che conosciamo le montagne e sappiamo come funzionano queste cose... certo, era qualcosa di incredibile. Quel giorno mi ricordai tante cose (viste nel corso delle apparizioni) e promisi alla Madonna, lì, in ginocchio, che il mio cambiamento sarebbe stato totale, perché così doveva essere. Doveva essere così!».

Negli ultimi anni della sua vita, era facile incontrare David, verso sera, lungo la Calleja, il luogo dove era stato testimone di tanti fatti. Passeggiava in silenzio, rimuginando i suoi ricordi, e il ricordo si trasformava in preghiera, perché per lui ricordare le esperienze vissute in quel luogo era entrare in dialogo con la nostra Madre del Cielo. Se riuscivi a incontrarlo in quei momenti, iniziava a mormorare sottovoce: «Sa? Sa cos’è successo qui un giorno?» e così ti portavi a casa il regalo di un pezzetto in più della preziosa storia vissuta nelle montagne dalla Madonna del Carmelo e dalle quattro ragazzine.

Preghiamo per l’anima di David, desiderando di cuore che quest’uomo buono, che possedeva la sapienza delle anime semplici che si aprono a Dio, si trovi già in Cielo, contemplando il volto della Madonna.

"Dio ci sta staccando dai valori di questo mondo. Nel silenzio della chiesa o a casa nostra, ora possiamo fare un esame di coscienza che ci permetta di liberarci di tutto ciò che ci impedisce di ascoltare la Voce di Dio con chiarezza."

L’Avvertimento sarà una grazia particolare che Dio darà all’anima di ognuno di vedersi come Egli lo vede. Sarà un momento in cui ci troveremo a tu per tu di fronte a Dio e alla nostra coscienza.

Viviamo un momento molto difficile della storia della Chiesa. Riceviamo colpi da tutte le parti: soffriamo attacchi contro la famiglia, contro la vita, contro il buon senso... ma ciò che più ci addolora sono i “colpi” che riceviamo all’interno della stessa Chiesa, a causa dell’infedeltà e del peccato di molti dei suoi membri. L’obiettivo di questo attacco che stiamo subendo, proveniente da fronti apparentemente tanto diversi, ha una caratteristica comune: in fondo, si tratta di un attentato contro la speranza.

pemanJosé María Pemán e Garabandal

UN'ESPERIENZA A GARABANDAL

 


 

Román Martínez del Cerro fu testimone delle apparizioni di San Sebastián de Garabandal per undici giorni nel mese di luglio del 1962. Suo padre, Miguel Martínez del Cerro, era un caro amico del noto scrittore spagnolo José María Pemán, cultore di tutti i generi letterari. Entrambi i professori collaboravano ai corsi estivi offerti dall’Università di Siviglia a Cadice. Román ci descrive in questo articolo il momento in cui suo padre raccontò a José María Pemán l’esperienza vissuta a Garabandal. José María Pemán non si pronunciò mai in pubblico al riguardo, ma possiamo supporre che l’amicizia e la stima che aveva nei confronti di Miguel Martínez del Cerro lo indussero a una posizione di apertura alla possibilità della soprannaturalità degli eventi, in attesa del verdetto finale della Chiesa.


Se dovessi riassumere in una frase le sensazioni che provai a San Sebastián de Garabandal negli undici giorni del mese di luglio del 1962 in cui vi soggiornai, potrebbe essere: «La felice e incantevole visita di Nostra Madre».

Una visita che riempie e segna una vita intera.

Mi viene in mente questa frase di San Pietro, sul Monte Tabor: “È bello per noi stare qui”.

Cos’altro si potrebbe dire di fronte alla manifestazione Divina?
Appena arrivato a Cosío, il primo paese dotato di telegrafo, mio padre scrisse un telegramma all’allora Vescovo di Cadice e Ceuta, il nostro Vescovo, Mons. Antonio Añoveros. Gli raccontava la meravigliosa e felice esperienza di quegli undici giorni a Garabandal e gli prometteva di fargli visita per comunicargli i dettagli di quegli eventi così prodigiosi. Qualora esista un archivio della corrispondenza nel Vescovato di Cadice, il telegramma a cui mi riferisco dovrebbe essere conservato lì, datato 23 luglio 1962.

Il bisogno di raccontare e trasmettere la stupefacente esperienza però non finì lì. Nei giorni seguenti si susseguirono diverse conferenze e addirittura un ciclostilato. Persino i luoghi meno appropriati erano adatti a diffondere l’esperienza. Vi racconto un aneddoto:
Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto a Cadice si tengono i cosiddetti Corsi Estivi dell’Università di Siviglia. Il Rettore era José María Pemán e mio padre, Miguel Martínez del Cerro era il coordinatore. Vi partecipavano fondamentalmente studenti universitari stranieri. Le lezioni si svolgevano in mattinata, mentre il pomeriggio era dedicato a concerti, rappresentazioni teatrali, balli, conferenze, etc. Una volta terminato il programma della giornata, un autobus portava gli studenti alla Spiaggia Victoria di Cadice, affinché potessero godere del tempo libero.

Di ritorno da Garabandal, José María Pemán e mio padre accompagnarono gli allievi alla spiaggia. Loro due in giacca e cravatta, per la loro condizione di professori. Dal momento che mio padre andava con la tremenda necessità di raccontare i giorni impressionanti e felici trascorsi a Garabandal, approfittò di quel momento per parlarne con il suo amico José María Pemán. Ovviamente, in spiaggia Pemán non passava inosservato. Mio padre un po’ meno, ma neanche troppo. La storia che stava raccontando, molto meno. Quando se ne resero conto, si trovarono circondati da una grande folla di bagnanti, alunni e curiosi, che ascoltavano sbalorditi la narrazione.

Fu questa la gioia che lo portò a scrivere in quei giorni, precisamente il 22 agosto 1962, questi semplici versi:
Della Regina del Cielo
gli
occhi ho visto un giorno.

Li ho visti riflessi
negli
occhi di alcune bambine.

Che non mi parlino più di tristezza.

Ora so cosa sia la gioia!

Della Regina del Cielo
gli
occhi ho visto un giorno.

Cadice, 29 luglio 2019
Román Martínez del Cerro

Fonte: Infocatólica

Il vescovo anglicano Mons. Gavin Ashenden è stato ricevuto in piena comunione con la Chiesa Cattolica il 22 dicembre 2019, quarta settimana di Avvento. Diversi fattori l’hanno avvicinato alla fede cattolica: primo tra tutti lo studio delle apparizioni della Vergine Maria a Garabandal, oltre ai miracoli eucaristici e al solido Magistero della Chiesa in contrapposizione alla deriva dottrinale della Chiesa anglicana.

laffineurPadre Laffineur

MISSIONARIO DI GARABANDAL

 


 

Padre Materne Laffineur fu uno dei primi promotori delle apparizioni di Garabandal al di fuori della Spagna. Testimone di varie estasi, confidente delle veggenti, sacerdote zelante e di grande profondità spirituale, raccolse le sue esperienze e riflessioni su ciò che visse a Garabandal in un libro che intitolò “La stella sulla montagna”.

Le sedici onorificenze ricevute nelle due guerre alle quali partecipò ci parlano del suo valore personale. Le frasi in seguito riportate– estratte dai suoi quaderni e dalle sue lettere-, raccolte nel ricordo che venne distribuito tra i suoi familiari e gli amici dopo la sua morte, ci parlano invece della sua profonda spiritualità e del suo amore alla Madonna di Garabandal.

Qui di seguito vi offriamo la traduzione integrale del ricordo di Padre Laffineur, come omaggio a questo sacerdote innamorato di Maria Santissima di Garabandal.

«Gesù, Gesù, oh Gesù» (queste furono le sue ultime parole).

Signore, per intercessione di Nostra Signora di Garabandal, concedete al nostro caro Padre Materne Laffineur la gioia e la felicità eterne.
Nato a Walcourt (Belgio), il 27 agosto 1897.

Veterano in due guerre (16 onorificenze).

Ordinato sacerdote a Namur (Belgio), il 22 novembre 1924.

Domenicano.
Collaboratore al processo canonico delle apparizioni di Beauraing (Belgio).
Parroco di Rousseloy (Oise, Francia) dal 1949 al 1957 e successivamente di Mars-sur-Allier (Nièvre, Francia) dal 1957 al 1967.

Fu un missionario instancabile della Santissima Vergine Maria.

Chiamato da Dio il 28 novembre 1970 in un impeto d’amore a Gesù e a Maria.

Mamma e voi, miei cari, mi avete offerto al buon Dio. Mi sono donato a Lui completamente attraverso la Santissima Vergine Maria e in Lei.
Rallegratevi, io sono felice. Oh, quanto ve ne sono grato!
Sacerdote e soldato. Dio mio, che meraviglia!
(Dalle trincee. 26 agosto 1917)

Una volta ebbi un sogno: sognai di aver vissuto all’epoca di Giovanna d’Arco, per essere semplicemente uno dei suoi soldati, che sarebbe rimasto al suo fianco per combattere come lei e con lei. (15 ottobre 1967)

Non saper rischiare 
è smettere di essere un leader.
Vivere,
è agire,
è lottare,
è vibrare,
è far vibrare gli altri...
È vincere!
Cardinal Mercier (Massima che Padre Laffineur fece propria)

Garabandal!
Bisogna lottare.
Bisogna essere un generale.
Bisogna avere un esercito.
Bisogna portarlo alla vittoria,
Vivere Garabandal
è il sogno ideale.
È la più bella delle avventure. (15 ottobre 1967, Padre Laffineur)

Pregate per la mia conversione.
Sì, da un po’ di amore a Gesù... a molto amore a Gesù. (1969)

Il Signore mi conduce per una via spesso molto dolorosa che è, semplicemente, quella della grande vita intellettuale della ragione.
Non c’è mai niente di inutile nella nostra vita. «I luoghi ai quali Dio ci porta: tutto è provvidenziale». Che meravigliosa la vita, per i soldati coraggiosi e invincibili che hanno un cuore da bambini! (Maggio o giugno 1969)

Rimaniamo uniti, piccoli come la nostra cara Teresina, ma saldi nella fede, come vuole San Pietro: «Estote fortes in fide». Fermezza che dà la libertà e mantiene indistruttibile la fede del gregge. (13 gennaio 1970)

I doni dello Spirito Santo si fanno carico di tutto, specialmente della pietà, che Teresina si impegnò a spiegare al mondo vivendola ella stessa in modo prodigioso. Siamo i “bambini infinitamente piccoli del Suo Amore” e il nostro canto è il Magnificat della più piccola di tutti: Nostra Signora di Garabandal. (19 marzo 1970)

Sappiamo molto bene che si deve redimere il mondo per mezzo del sangue, quello della verità e anche quello del nostro cuore. (28 marzo 1970)

Ringrazio Dio per essere invecchiato con il Suo Amore Misericordioso. (1 aprile 1970)

Nulla è impossibile per chi ha fede, perché bisogna vivere una fede spoglia (nuda). (26 agosto 1970)

La salita al monte Carmelo è sempre così, e così è sempre anche a Garabandal. Non esiste altra vita, non c’è altra via che quella della penitenza, del sacrificio e dell’umiliazione. Perché Garabandal è la solitudine del Carmelo... è la solitudine di Giovanni della Croce, la solitudine di Teresa d’Avila ed è anche la solitudine di Teresina. (26 agosto 1970)

Nella vita spirituale a volte è necessario essere un po’ matto. È necessario avere questa pazzia della fede, questa pazzia dell’amore... È necessario avere ciò che va oltre tutto quello che uno può vedere o sentire. È necessario darsi. (26 agosto 1970)

I miei desideri: Gesù! Ti chiedo solo una cosa: amarti sempre di più e, un giorno, morire d’amore. Sei libero di scegliere Tu stesso le espressioni esteriori di questo amore, il modo visibile della mia morte. Madre, Tu che dalla montagna di Garabandal guardi l’orizzonte in cui noi ci troviamo stanotte, vieni, discendi, resta qui, prendici tra le Tue braccia e porta a termine quello che iniziasti. (27 agosto 1970)

Il momento è grave... Beh! Visto che se necessario, mi offro al martirio. (30 agosto 1970)

Dalle profondità mistiche del nostro Garabandal, andiamo avanti nell’unione con Gesù e con Nostra Signora, per la salvezza delle anime; attraverso e per mezzo di questa unione. (18 novembre 1970)

 

Perché a Garabandal la Vergine si presenta come la Madonna del Carmelo?

I tre papi e la fine dei tempi secondo le apparizioni di Garabandal

Uno dei temi che più ha fatto discutere in relazione agli eventi di Garabandal è la presunta profezia dei «tre papi», insieme all’annuncio di una imminente «fine dei tempi».

Sottocategorie

Vivi Garabandal
Mese di maggio

Il 19 aprile 1965 il Beato Paolo VI diede alla Chiesa una Lettera Enciclica dal titolo “MENSE MAIO” con la quale invitava a pregare la Vergine Maria nel mese di maggio.

"All'approssimarsi del mese di maggio, consacrato dalla pietà dei fedeli a Maria Ss.ma, esulta il Nostro animo al pensiero del commovente spettacolo di fede e di amore che, fra poco, sarà offerto in ogni parte della terra in onore della Regina del cielo. È, infatti, il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l'omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia." "Appunto perché il mese di maggio porta questo potente richiamo a più intensa e fiduciosa preghiera, e perché in esso le nostre suppliche trovano più facile accesso al cuore misericordioso della Vergine, fu cara consuetudine dei Nostri Predecessori scegliere questo mese consacrato a Maria, per invitare il popolo cristiano a pubbliche preghiere, ogniqualvolta lo richiedessero i bisogni della Chiesa o qualche minaccioso pericolo incombesse sul mondo. E Noi pure, Venerabili Fratelli, quest'anno sentiamo il bisogno di rivolgere un simile invito a tutto il mondo cattolico. Se consideriamo, infatti, le necessità presenti della Chiesa e le condizioni in cui versa la pace nel mondo, abbiamo seri motivi per credere che l'ora è particolarmente grave, e urge più che mai l'appello ad un coro di preghiere, da rivolgersi a tutto il popolo cristiano."

*Questo lo scrisse Paolo VI nel 1965, e adesso siamo ugualmente o maggiormente bisognosi dell’aiuto divino rispetto ad allora. Accogliamo l’invito che egli fece allora, come se ce lo facesse adesso, e intensifichiamo la nostra preghiera e devozione a Maria Santissima, nostra Madre.

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