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Nel 1966 (quando le apparizioni erano concluse e si trovava in collegio) Conchita ricevette una locuzione di Gesù. Le parole di Gesù possono dare anche a noi luce su come deve essere il nostro atteggiamento di fronte alla Sua volontà.

antonio

“A te, o Beata Vergine, sia lode e gloria, perché oggi siamo stati colmati con la bontà della tua casa, ossia del tuo grembo”.

Sant’Antonio nacque in Portogallo. È detto “da Padova” per il nome della città italiana  in cui morì e dove sono ancora venerate le sue reliquie. La sua immagine e devozione si possono trovare ovunque e per questo papa Leone XIII lo definì “il santo di tutto il mondo”. Un biografo scriveva di lui: “era potente nelle opere e nelle parole. Il suo corpo abitava in questa terra, ma la sua anima viveva in Cielo”.

Nacque nel 1195. Il suo nome di battesimo era Fernando, ma quando entrò nell’ordine dei Frati Minori, lo cambiò per Antonio, per la sua devozione al grande patriarca dei monaci e patroni, a cui era dedicata la cappella in cui ricevette l’abito francescano.
Sin da giovane, non gli mancarono le prove. Fu attaccato duramente da tentazioni contro la purezza, ma non si lasciò vincere e dominò le sue passioni con l’aiuto di Dio. Si rafforzava visitando il Santissimo Sacramento e rinnovava la consacrazione che aveva fatto da bambino alla Santissima Vergine, alla che le raccomandò sempre la sua purezza.
Nel 1220, mentre studiava a Coimbra con i canonici regolari di Sant’Agostino, il re Don Pedro di Portogallo, portò delle reliquie di alcuni santi frati francescani che, poco tempo prima, avevano dato la vita in un glorioso martirio in Marocco. Vedendo le reliquie, nacque nel suo cuore il desiderio di dare la propria vita per Cristo. Poco dopo arrivarono nel luogo in cui viveva, dei frati francescani ed egli aprì finalmente il suo cuore. Venne ammesso nell’ordine all’inizio dell’anno 1221 e venne quasi subito autorizzato ad imbarcarsi per il Marocco. La sua fine? Predicare il Vangelo agli arabi. Durante il viaggio si ammalò gravemente e fu necessario riportarlo in Europa. La nave in cui si imbarcò dovette cambiare rotta a causa dei forti venti e attraccò a Messina, capoluogo della Sicilia. Da lì viaggiò ad Assisi. Sant’Antonio, ricco di straordinari doni intellettuali e spirituali, si dedicava alla preghiera e al servizio degli altri frati. Scoperto il suo grande dono per la predicazione, vi si dedicò con tutto se stesso e per questo divenne famoso. La gente veniva da tutte le parti per ascoltarlo e toccarlo. 
Arrivò poi a Padova. Le notizie dei suoi miracoli si diffusero rapidamente e si diceva di lui che irradiasse la santità. Egli diceva: “il grande pericolo del cristiano è predicare senza praticare, credere, ma non vivere in accordo con ciò che si crede”. La sua predicazione fu una predicazione realmente vissuta.  Si donava, nonostante le sue cattive condizioni di salute, al servizio dei suoi fratelli e aveva un’attenzione instancabile per le anime. 
Nella primavera 1231, dopo aver predicato diverse omelie, la sua salute si aggravò e si ritirò per riposare. Cosciente della prossimità della morte, chiese di essere portato a Padova. Non arrivò alla città; 13 giugno 1231 ricevette gli ultimi sacramenti nella stanza del cappellano delle Clarisse Povere di Arcella. Intonò un canto alla Santissima Vergine e disse sorridendo: “vedo venire Nostro Signore” e morì.

Fu canonizzato prima che fosse trascorso un anno dalla sua morte e, sette secoli più tardi, papa Pio XII lo dichiarò Dottore della Chiesa.

Una guarigione sorprendente: «Materialmente e scientificamente impossibile».

Francisco partì di corsa dietro a lei. Egli sapeva che Montse non era capace di correre così. Mai. E ancor meno nel pieno di una crisi. Nel suo cuore si aprì un sospetto: «Che sia un miracolo?».

Montserrat Moreno e suo marito, Francisco Santiago, conobbero Garabandal attraverso degli amici che ne parlarono loro. Lo visitarono per la prima volta attorno al 2008. Montse era già ammalata, seriamente ammalata. Soffriva di una spondilite anchilosante - malattia degenerativa e incurabile della colonna vertebrale - e di una fibromialgia V di lunga evoluzione. Ma non cercavano un miracolo.

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“Fate ciò che vi dirà” (Giovanni 2,5).

La Sacra Scrittura riporta poche parole della Madonna. Tra queste, troviamo l’indicazione di Maria, nell’episodio della Nozze di Cana.

“Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù.  Fu invitato alle nozze anche Gesù con i Suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù Gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con Te, o donna? Non è ancora giunta la Mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».  Così Gesù diede inizio ai Suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la Sua gloria e i Suoi discepoli credettero in Lui. Dopo questo fatto scese a Cafarnao, insieme a Sua Madre, ai Suoi fratelli e ai Suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.”

Maria non è lontana dalle nostre necessità: come un Madre buona, si rende conto di ciò di cui abbiamo bisogno e intercede per noi. Ci indica però una cosa importante: sì, dobbiamo chiedere, ma dobbiamo anche fare. Fare cosa? Quello che Gesù ci dirà. Come sempre Maria fa sì che il nostro sguardo si rivolga al Signore.

Capita tante volte che siamo come “addormentati” nella vita di fede, nella carità e  nella speranza. Come se ci fossimo dimenticati che il Signore ci aveva chiesto di stare attenti e vigilare, perché non sappiamo né il giorno, né l’ora della Sua venuta. 
L’Avvento vuole ricordarci proprio questo: Cristo ha promesso che tornerà, ma non sappiamo quando. Perciò, in questo tempo di attesa, ci ha detto “vegliate e pregate”. 
Possiamo prendere sul serio queste due parole, attitudini e questo Avvento, sforzandoci davvero di metterlo in pratica, senza perdere tempo.

mariasimmaMaría Simma, le anime del purgatorio e Garabandal

“SARÀ QUALCOSA PER LA CONVERSIONE DELL'UMANITÀ”

 


 


María Simma nacque in Austria, nel piccolo villaggio di Sonntag, il 2 febbraio 1915. Da bambina sognò di donare la sua vita  a Dio in un ordine religioso ma nonostante ciò, a causa della sua debole costituzione fisica, fu rifiutata da tre diverse comunità. All’inizio, Maria non capiva perché il Signore non le permettesse di realizzare il desiderio della consacrazione che Egli stesso aveva suscitato il lei. Con il passare del tempo, capì che la consacrazione che il Signore le chiedeva non avrebbe dovuto realizzarla in una comunità religiosa, ma in un esigente servizio di carità verso le anime tanto bisognose del Purgatorio.

Ricevette la prima visita di un’anima del Purgatorio una notte dell’anno 1940, quando aveva 25 anni. 
Nei primi tempi, fino al 1953, la visitavano solo due o tre anime all’anno, la maggior parte delle quali nel mese di novembre. 
Nel 1954 venne proclamato da Papa Pio XII l’ “Anno Mariano”, a motivo del centenario della proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione. In quel periodo le anime visitarono Maria tutte le notti. Finito l’anno giubilare, le visite diminuirono, anche se non furono meno di tre o quattro alla settimana.
Alcuni giorni prima dell’inizio dell’Anno Mariano, per Maria Simma cominciarono le sofferenze mistiche in espiazione per le anime del Purgatorio. A volte sentiva come se la stessero strattonando violentemente da un arto, altre come se la pugnalassero con coltelli in ogni parte del suo corpo. Le sofferenze per l’espiazione delle pene per l’aborto o per l’impurezza consistevano in terribili dolori allo stomaco e forti nausee. In altre occasioni sentiva come se stesse rimanendo sdraiata tra cubetti di ghiaccio, per ore, con il freddo che la penetrava fino al midollo: erano le sofferenze per la mediocrità e la freddezza religiosa.

Tuttavia, né i suoi dolori, né le sue straordinarie esperienze fecero sì che Maria si chiudesse in se stessa. Al contrario, tutti coloro che l’hanno conosciuta affermano che, fino alla morte, avvenuta il 16 marzo del 2004, fu sempre una donna accogliente con chiunque accorreva a lei per confidarle ogni tipo di sofferenza o di prova spirituale. Fu un esempio di abnegazione, spirito di sacrificio e povertà. Quando le domandavano perché Dio le avesse concesso tali esperienze, lei rispondeva: “Dio lo permette affinché, attraverso il mio apostolato, altre persone comprendano chiaramente che il nostro tempo sulla terra ci è dato solo per guadagnarci il Cielo”.

C’è un interessante libro del 1997 intitolato “Fateci uscire da qui! Intervista di Nicky Eltz a Maria Simma” (Ed. Segno).
È il frutto di più di trenta interviste, realizzate nel corso di circa cinque anni, in cui Maria descrive in completa semplicità le sue esperienze e risponde con buon senso alle tante domande dell’intervistatore. Chiaramente, la sua testimonianza deve ancora essere studiata e valutata dalla Chiesa – e noi ci rimettiamo al suo giudizio- ma conosco molte persone che hanno letto questo libro e posso assicurare che la sua lettura non lascia indifferenti.

In primo luogo ci mostra le anime del Purgatorio come delle vere sorelle, bisognose del nostro aiuto e della nostra compassione... inoltre spinge i lettori a crescere nell’amore a Dio, a comprendere quante cose dobbiamo ancora dare al Signore se non vorremo dover poi espiare le nostre colpe e mancanze in Purgatorio; aiuta a vivere l’Eucaristia con maggiore devozione... ma, ancor più, questo libro tocca –in vari momenti e modi- i messaggi e gli avvertimenti che la Madonna, Nostra Madre, ci ha dato nelle apparizioni a San Sebastián de Garabandal. Mi sembra dunque che possiamo trarne un buono spunto di studio e riflessione.

Il primo riferimento a Garabandal si può trovare nelle poche pagine che Maria Simma dedica all’inizio del libro. Nicky Eltz non le stava domandando circa le apparizioni, la sua domanda era: «Le anime benedette del Purgatorio sanno quello che succederà?»: Maria risponde riferendosi a qualcosa che somiglia molto a ciò che conosciamo dell’Avvertimento di Garabandal, uno degli avvenimenti profetici annunciati dalla Madonna alle veggenti.
Queste sono le parole di Maria Simma: «Sì, sanno qualcosa, ma non tutto. Mi hanno detto che succederà qualcosa di davvero importante e che è alle porte. Per molti anni hanno detto “che era davanti alle porte”, ma dal maggio del 1993 hanno iniziato ad usare l’espressione “alle porte”. Sarà qualcosa per la conversione dell’umanità».

La donna è cosciente del fatto che è difficile credere ad una tale affermazione e per questo, per dare credibilità alle anime, ci segnala due situazioni in cui esse la ammonirono di cose che si sarebbero verificate poco dopo: «Nell’inverno 1954 mi hanno avvisato delle inondazioni che avrebbero arrecato enormi danni in questa regione. In un’altra occasione mi hanno detto che c’erano ancora delle persone sepolte dalla neve in seguito ad una valanga: le squadre dei soccorsi continuarono a cercare per più tempo del previsto, ed effettivamente riuscirono a localizzare e salvare queste persone due giorni dopo aver chiesto loro, per favore, di continuare con le ricerche».

Alcune pagine più avanti, l’intervistatore torna a domandare sugli eventi che si verificheranno: «Le anime le hanno raccontato qualcosa di specifico sul suo futuro?». Maria Simma risponde alludendo di nuovo a qualcosa che pare avere una relazione con le profezie di Garabandal: «Non nel dettaglio, ma in diverse occasioni hanno detto che qualcosa di molto importante è alle porte, proprio davanti a noi, ma non si sa se io sarò ancora qui per vederlo. Come ho detto prima, verrà da Dio e sarà per la conversione di tutti. Dio rivelerà molto chiaramente la Sua esistenza ma, anche così, non tutti convertiranno il loro cuore a Lui». E, ancora più avanti, Maria insiste: «Credo che Dio si rivelerà chiaramente molto, ma molto presto, perché ci siamo allontanati troppo da Lui».

Nicky Eltz le fa quindi una domanda molto seria: «Cosa potrebbe dirmi di Satana e delle attività che opera nell’attualità?», e lei risponde con un’affermazione che può non sorprenderci troppo, dato che l’evidenza è davanti ai nostri occhi: «Mai, prima d’ora, Satana è stato così attivo e forte come al giorno d’oggi ». Eltz continua l’intervista: «E perché pensa che sia così?», Maria risponde: «Il XX secolo non può essere comparato ad alcun altro secolo quanto ad avidità di denaro e di potere, abbandono della vita religiosa, assassini, odio, mancanza di misericordia e di preghiera. È stato il secolo del demonio! Il suo grande successo è anche dovuto al fatto che egli sa che accadrà presto una grande manifestazione divina per la conversione dell’umanità. Sa che il suo gioco presto sarà notevolmente debilitato e grida sempre più forte, prima di essere sconfitto». Un’altra volta, la risposta di Maria punta verso qualcosa che ha molte somiglianze con l’ “Avvertimento” di Garabandal.

Alla fine, arriva una parte della conversazione in cui Maria spiega cos’è e dove si trova Garabandal, luogo in cui lei stessa si è recata diverse volte in pellegrinaggio: «Garabandal è un paese di montagna in Spagna, dove Nostra Madre è apparsa a delle bambine negli anni 60. Da lì proviene il secondo avvertimento che, essenzialmente, è questo: “Arriverà un momento in cui ogni persona della terra vedrà la condizione in cui si trova la propria anima e molti moriranno di spavento per la visione”.  “È la stessa cosa che succede ad ognuno quando vede il processo della propria morte, ma allora succederà a tutti nello stesso tempo».

Per comprendere i legami con quello che le anime hanno rivelato a Maria Simma e quello che la Vergine ha detto alle bambine di Garabandal, è sufficiente leggere la testimonianza delle veggenti. Non smette  di impressionarci il fatto che, ogni volta che le anime alludono a cose che devono ancora accadere –secondo la testimonianza di Maria Simma- facciano riferimento all’Avvertimento. È come se stessero insistendo nel ricordarci che non c’è cosa più importante – di quelle che abbiamo nelle nostre mani - della salvezza della nostra anima. Ed è certamente così, se crediamo alla vita eterna, se diamo il giusto valore alla nostra salvezza, se desideriamo veramente andare in Cielo.

Le bambine di Garabandal avvertirono che, prima dell’Avvertimento, la Chiesa sarebbe dovuta passare attraverso una “grande tribolazione”, una dura prova nella quale si sarebbero sommati fattori esterni ed interni: persecuzioni - “la Chiesa darà l’impressione di essere al punto di morire” - e crisi della fede - “molti smetteranno di praticare la religione”-.
Le anime del Purgatorio lo confermano. Così lo descrive Maria Simma: «Le anime mi hanno raccontato che la Chiesa si trova nel peggiore stato di tutta la sua storia, ma mi hanno anche informato che la situazione migliorerà e che dobbiamo avere speranza. Verranno tempi di pace. Prima di ciò, tuttavia, ci sarà una grande tempesta, della quale la Madonna, Nostra Madre, non vuole che ci preoccupiamo, né che ci pensiamo o avanziamo supposizioni. Dio guida sempre i Suoi figli. Questa grande tempesta includerà le profezie di La Salette – che annunciano che qualcosa di mai visto prima si sta avvicinando -, quelle di Fatima e anche l’avvertimento di Garabandal e i segreti custoditi dai ragazzi di Medjugorje».
 «Dobbiamo pregare per gli Stati Uniti. Non hanno sofferto nella loro terra una guerra devastante in questo secolo e vi abbondano l’orgoglio, l’avidità, l’occultismo, le sette, gli aborti e il materialismo. Quello che è alle porte, secondo quanto riferito dalle anime, ricadrà terribilmente sugli Stati Uniti».

Oltre alle profezie sull’Avvertimento, il Miracolo e il Castigo, la Madonna ha dato a Garabandal due messaggi pubblici.
Tra i temi toccati, c’è un importante monito sulla crisi sacerdotale che, sconosciuta alla maggior parte dei fedeli, si stava facendo strada nel cuore della Chiesa: «Cardinali, vescovi e sacerdoti camminano in molti sulla via della perdizione e trascinano con loro molte anime».
Maria sa che ci sono molti sacerdoti, vescovi e cardinali in Purgatorio. Sa anche che alcuni di loro si sono persi per sempre nell’Inferno. E sa, certamente, che sono i sacerdoti coloro che hanno la maggiore responsabilità della situazione attuale della Chiesa. A tal proposito, si esprime così: «Le anime del Purgatorio mi hanno detto che mai prima d’ora, nella storia della Chiesa, essa è stata in un così cattivo stato come al giorno d’oggi. Ovunque regna il peccato di apostasia e i sacerdoti sono considerati i maggiori responsabili di tutto ciò. Invece di pregare e di insegnare la Parola, sembrano correre da una parte all’altra, studiando psicologia, oratoria, contabilità o qualunque cosa sia, per imparare come avvicinarsi efficacemente al loro pubblico. Sono loro che devono mostrare alla gente come avvicinarsi a Gesù e a Maria attraverso la preghiera, e non dovrebbero cercare di imparare a modificare il loro ruolo per stare al passo con i tempi, con questa società così secolarizzata».
Prima di queste dichiarazioni, Nicky Eltz osa domandare: «Dobbiamo avere paura di questi ammonimenti?» e Maria Simma risponde: «Solo se siamo molto lontani da Dio e pieni di peccato avremmo ragione ad essere spaventati, ma se stiamo sempre provando ad essere sempre uniti a Lui, non dobbiamo avere nulla da temere. (...) Mai, mai dobbiamo spaventarci, perché la paura viene solo dal demonio. Se cerchiamo davvero di vivere con Dio tutti i giorni, Egli ci proteggerà da tutto quello che sta per venire. Le persone che pregano si salveranno, ma quelle che saranno prese alla sprovvista non saranno protette. È così semplice: dobbiamo confidare in Dio e in Maria, con la fiducia di bambini piccoli».

Come ho detto prima, la testimonianza di Maria Simma è una rivelazione privata ancora in fase di studio da parte della Chiesa. E anche quando la Chiesa dovesse arrivare a vedere le esperienze di Maria Simma di origine soprannaturale, continuerebbero a non appartenere al deposito della fede. Come segnala il Catechismo della Chiesa Cattolica, la funzione delle rivelazioni private non è “migliorare” o “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma piuttosto aiutare a viverla più in pienezza in una certa epoca storica (CCC 67). Ed è così; insieme a ciò, però, è anche vera l’affermazione di Papa Benedetto XVI nell’ Esortazione Apostolica Post-sinodale “Verbum Domini”, secondo cui “la rivelazione privata può avere un certo carattere profetico (cf. 1 Ts 5,19-21) e fornire un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nel presente: ne consegue che non possa essere scartata”.
Le dichiarazioni di Maria Simma non contraddicono la fede della Chiesa, ma piuttosto ci aiutano a viverla con più intensità e consapevolezza. Questo è il senso con cui dobbiamo accoglierle.

 

pinos

"La Vergine mi aveva annunciato in una locuzio­ne, che ricevetti in chiesa, che il giorno sabato 13 no­vembre l'avrei vista ai Pini, in un'apparizione specia­le nella quale avrebbe baciato oggetti religiosi per es­sere distribuiti in seguito, perché sono molto impor­tanti. Io desideravo tanto che quel giorno arrivasse, per vedere nuovamente Colei che ha seminato in me la felicità di Dio: la Vergine con Gesù Bambino fra le braccia. Pioveva, ma a me non importava.
Salii ai Pini portando con me molti rosari che mi avevano regala­to, poco tempo prima, per distribuirli; come mi ave­va detto la Madonna, io li portavo affinché Lei li ba­ciasse. Mentre salivo tutta sola ai Pini, pentita dei miei difetti, mi ripromettevo di non cadere più in essi, poiché ero imbarazzata a presentarmi così davanti al­la Madre di Dio senza vincerli. Giunta ai Pini, tirai fuori gli oggetti religiosi che portavo con me. Sentii allora una voce molto dolce, quella della Vergine (si distingue molto bene da tutte le altre!) che mi chiamava per nome. Io le risposi: «Eccomi...». In quel momento vidi la Madonna con Gesù Bambino in braccio. Veniva vestita come sem­pre e con un gran sorriso. Le dissi: «Sono venuta a portarti i rosari perché Tu li baci.» Lei rispose: «Lo vedo.» Avevo un chewing­gum in bocca e lo stavo masticando, ma quando La vidi, smisi di masticarlo e lo lasciai appiccicato a un dente. La Madonna, che lo aveva notato, mi disse: «Conchita, perché non sputi quel chewing-gum e non offri questo come sacrjficio alla gloria di mio Figlio?» Io, piena di vergogna, lo tolsi dalla bocca e lo buttai per terra. E continuò: «Ricordi quello che ti ho detto il giorno del tuo compleanno, che tu soffrirai molto sulla ter­ra?. . Ebbene te lo confermo nuovamente. Tu abbi fi­ducia in Noi e offri le tue sofferenze ai nostri Cuori, per il bene dei tuoi fratelli, così Ci sentirai sempre ac­canto a te.» Io le dissi: «Come sono indegna, oh Madre, di tante grazie che mi accordate! E venite ancora verso di me oggi, per alleviare la pena della piccola croce che sto portando in questo momento». E lei mi disse: «Conchita, io non vengo solo per te bensì per tutti i miei figli, con il desiderio di attrarli tutti verso i nostri Cuori. E poi soggiunse: E ora dam­mi da baciare tutto quello che hai portato.» Così feci. Io avevo una croce; la Madonna la ba­ciò e poi mi disse: «Passala sulle mani di Gesù Bambi­no.» Obbedii e Lui non parlò. Dissi: «Porterò con me questa croce in convento». La Vergine taceva. Dopo aver baciato gli oggetti, mi disse: Mio Figlio, attraver­so tutti i baci che ho dato a questi oggetti, si servirà di essi per fare prodigi. Distribuiscili agli altri... «Certamente, così farò». In seguito mi ha detto di presentarle le petizioni delle persone che me le avevano confidate, e io gliele presentai. Mi disse allora: «Parlami, Conchita, parlami dei miei figli! Li proteggo tutti sotto il mio manto.» Io replicai: «Ma questo manto è troppo piccolo; non ci stiamo tutti sotto». Lei sorrise. «Sai, Conchita, perché non sono venuta il 18 giugno a recarti il messaggio da rivelare al mondo...? Perché mi addolorava dirvi quelle cose io stessa. Tuttavia voi dovevate saperle per il vostro bene e se osserverete il contenuto del messaggio, sarà a gloria di Dio. Io vi amo molto e desidero vivamente la vostra salvezza, per riunirvi qui in Cielo, attorno al Padre al Figlio e allo Spirito Santo! E’ vero, Conchita, che posso contare su di te?» Io le risposi: «Se Ti vedessi sempre, allora sì, ma altrimenti... non so, perché sono molto cattiva...». «Fa' da parte tua tutto quello che puoi e Noi ti aiu­teremo, come aiuteremo anche le mie figlie Loli, Jacin­ta e Mari Cruz.» È stata poco tempo con me. Mi disse inoltre: «Que­sta è l'ultima volta che mi vedi qui, ma io sarò sempre con te e con tutti i miei figli». Poi soggiunse: «Conchita, perché non vai a visitare più spesso mio Figlio nel Ta­bernacolo! Perché non gli fai visita, e ti lasci prendere dalla pigrizia, mentre Lui vi aspetta giorno e notte?»
Come ho detto precedentemente, pioveva molto, ma la Madonna e il Bambino non si bagnavano affat­to, e neanch'io finché restai in loro presenza; non mi accorgevo neppure che piovesse, ma non appena fu­rono scomparsi, sentii le gocce che mi bagnavano. Io le dissi: «Ah, come sono felice quando Ti ve­do! Perché non mi porti con Te adesso?» E Lei mi rispose: «Ricorda ciò che ti dissi il giorno del tuo onomastico... presentandoti davanti a Dio, do­vrai mostrarGli le tue mani piene delle tue opere fatte in favore dei tuoi fratelli e per la gloria di Dio... Ora sono ancora vuote.»
E null'altro. Così è passato quel momento felice in cui sono stata con la mia Mamma del Cielo, la mia migliore Amica, e con Gesù Bambino. Non li ho più visti, ma non ho smesso di sentirli. Hanno seminato nella mia anima pace e gioia e grandi desideri di vincere i miei difetti per poter amare, con tutte le mie forze, i Cuori di Gesù e di Maria, che tanto ci amano.

Spesso ci costa toglierci dal centro della scena. È vero, Maria ti guarda, ti ama, si prende cura di te… ma non solo di te. Guarda, ama e si prende cura di tutti, perché tutti sono Suoi figli, e desidera usarti come strumento per arrivare a loro. Questo lo fece anche a Garabandal. I veggenti diventano strumenti attraverso i quali il mondo può conoscere l’amore di questa Madre benedetta e i messaggi che porta. La Madonna desidera usarti come strumento attraverso cui poter “guardare” i Suoi figli.

teresa andes

"Il peccatore come me trova in Te la Madre protettrice: sotto i Tuoi piedi immacolati tieni schiacciata la testa del dragone, mentre nei Tuoi occhi scopro la misericordia, il perdono e il faro luminoso per non cadere nelle pantano del peccato".

Nacque a Santiago del Cile il 13 luglio 1900 in una famiglia cristiana. Fin dai 6 anni assisteva con sua madre alla Messa quotidiana e aveva un grande desiderio di ricevere la Comunione. Fece la Sua Prima Comunione l’11 settembre 1910. Riceveva la Comunione ogni giorno, e trascorreva lungo tempo con Gesù. L’amore che aveva per la Madre di Dio vivificò e sostenne tutti i momenti del Suo cammino alla sequela di Cristo. All’età di 14 anni sapeva già che il Signore la voleva tutta per Sé e come carmelitana. Si preparò a questo con la lettura di santi carmelitani. Entrò nel Carmelo nel 1919, e ricevette il nome di Teresa di Gesù. Non era neanche da un anno nel Carmelo quando il Signore la chiamò all’incontro con Lui. Il suo desiderio era stato sempre quello di assomigliare e di configurarsi a Cristo. Soffrire e pregare era il suo ideale carmelitano. Morì il 12 aprile 1920, e fu canonizzata da Papa Giovanni Paolo II a Roma il 21 marzo 1993.

L’unico testimone

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Il 18 giugno 1961 nel piccolo villaggio di San Sebastián de Garabandal, quattro bambine – Conchita, Mari Loli, Mari Cruz e Jacinta – ricevettero di sorpresa la visita di un angelo. Era l’inizio di alcuni avvenimenti che cambiarono radicalmente la loro vita e segnarono quella di molte altre migliaia di persone.

 

Nascosto ai sapienti

C’è un fatto a Garabandal che può lasciare i sapienti e i dotti di questo mondo perplessi, confusi e persino scandalizzati, ma che i piccoli e coloro che sono sapienti della sapienza di Dio sanno interpretare come un’altra delle molte lezioni che volle dare e lasciarci a Garabandal.

juan eudes

"Il cielo è chiamato per eccellenza l’opera delle mani di Dio; ma il Cuore della divina Maria è un’opera maestra senza uguali della Sua onnipotenza, della Sua incomprensibile saggezza e della Sua infinita bontà."

San Giovanni Eudes nacque nel 1601 a Ri, vicino ad Argentan (Francia). I suoi genitori, Isaac Eudes e Marta Corbin, andarono in pellegrinaggio a un santuario della Madonna chiedendo la grazia di avere un figlio, visto che dopo due anni di matrimonio non ne avevano ancora. 9 mesi dopo nacque Giovanni, e dopo di lui altri 4 figli. Fin da piccolo Giovanni mostrava una grande inclinazione verso le cose di Dio. All’età di 14 anni entrò nella scuola dei Gesuiti a Caen. Anche se ai suoi genitori sarebbe piaciuto che si sposasse e continuasse a lavorare nella tenuta di famiglia, egli fece voto di verginità, e nel 1621 ricevette gli ordini minori. Iniziò lo studio della teologia a Caen, ma poco dopo fu accolto nella Congregazione dell’oratorio dal fondatore stesso, P. Pietro de Bérulle, il quale vedendo che il giovane aveva una condotta esemplare gli diede il permesso di predicare. Fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1625. Fu un missionario instancabile, si prese cura degli ammalati, mettendo in pericolo la sua stessa vita, e si donò alla conversione delle anime per il Signore. In preghiera vide che Dio gli chiedeva qualcosa in più. Lasciò la Congregazione e formò un’associazione di sacerdoti diocesani con lo scopo di creare seminari per formare sacerdoti zelanti. L’associazione prese il nome di “Congregazione di Gesù e Maria”. La fondazione seguì un’ampia traiettoria di missioni e la fondazione di varie comunità. Egli scrisse libri, preghiere e lettere colme di dottrina spirituale. Fece amare Cristo e la Vergine Maria propagando l’amore verso i Loro Cuori.
Alla fine di una vita feconda in spiritualità, donazione e frutti spirituali nelle anime, morì il 19 agosto 1680. Fu canonizzato da Papa Pio XI il 31 maggio 1925.

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Vivi Garabandal
Mese di maggio

Il 19 aprile 1965 il Beato Paolo VI diede alla Chiesa una Lettera Enciclica dal titolo “MENSE MAIO” con la quale invitava a pregare la Vergine Maria nel mese di maggio.

"All'approssimarsi del mese di maggio, consacrato dalla pietà dei fedeli a Maria Ss.ma, esulta il Nostro animo al pensiero del commovente spettacolo di fede e di amore che, fra poco, sarà offerto in ogni parte della terra in onore della Regina del cielo. È, infatti, il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l'omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia." "Appunto perché il mese di maggio porta questo potente richiamo a più intensa e fiduciosa preghiera, e perché in esso le nostre suppliche trovano più facile accesso al cuore misericordioso della Vergine, fu cara consuetudine dei Nostri Predecessori scegliere questo mese consacrato a Maria, per invitare il popolo cristiano a pubbliche preghiere, ogniqualvolta lo richiedessero i bisogni della Chiesa o qualche minaccioso pericolo incombesse sul mondo. E Noi pure, Venerabili Fratelli, quest'anno sentiamo il bisogno di rivolgere un simile invito a tutto il mondo cattolico. Se consideriamo, infatti, le necessità presenti della Chiesa e le condizioni in cui versa la pace nel mondo, abbiamo seri motivi per credere che l'ora è particolarmente grave, e urge più che mai l'appello ad un coro di preghiere, da rivolgersi a tutto il popolo cristiano."

*Questo lo scrisse Paolo VI nel 1965, e adesso siamo ugualmente o maggiormente bisognosi dell’aiuto divino rispetto ad allora. Accogliamo l’invito che egli fece allora, come se ce lo facesse adesso, e intensifichiamo la nostra preghiera e devozione a Maria Santissima, nostra Madre.

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